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Quell’Iva sui traghetti affonda il cabotaggio

Costi maggiorati del 21% delle società di navigazione, più l’ulteriore salasso previsto sul bunker – Un appello alle Regioni, ma i margini di manovra non ci sono

ROMA – La protesta monta e già l’armamento del golfo di Napoli – che è il più colpito insieme a quello dell’arcipelago Toscano – minaccia serrate disastrose. Perché non va giù la decisione del governo italiano di applicare il diktat dell’UE, introducendo l’Iva al 21% anche su tutte le operazioni economiche relative ai traghetti costieri; ovvero che operano entro le 12 miglia dalla costa.


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Se non ci saranno provvedimenti di sostegno – peraltro ferocemente osteggiati proprio dall’Unione Europea, che minaccia sanzioni contro l’Italia – per gli armatori sarà un massacro. Che si rifletterà fatalmente sui passeggeri. Si parla di aumenti del biglietto dal 30 al 40 per cento.

La soluzione, sostenuta da qualcuno, di accollare il nuovo balzello allo Stato italiano o alle Regioni di competenza sembra assai poco praticabile. La maggiorazione del 21% (Iva) dei costi viene infatti ad aggiungersi a un aumento del carburante per le navi che nell’arco del 2012 si ipotizza toccherà un altro 20/30%. Per la toscana Toremar poi – da poco entrata nel gruppo Moby – le difficoltà sono ancora maggiori. La compagnia è riuscita a chiudere il bilancio 2010 praticamente in pareggio, malgrado la stagione turistica depressa. Ma sul bilancio del 2011 pesa ormai in modo non eludibile il credito con Tirrenia (9,6 milioni) che non potrà essere più considerato esigibile. Visti i conti di CIN (il gruppo che ha rilevato Tirrenia, a sua volta sotto tiro dell’Ue che potrebbe mandare all’aria l’operazione) Toremar sarà quasi certamente costretta a svalutare quel credito, il che si rifletterà sul bilancio 2011 in modo drammatico.

Come è stato scritto nei giorni scorsi dalla stampa quotidiana, contro i circa 25 milioni di fatturato (più i 13 milioni di contributi per il servizio “sociale”) – che consentirebbero a Toremar di chiudere anche il 2011 in sostanziale “quasi” pareggio – una svalutazione anche del 50% del credito di Tirrenia comporterebbe un passivo di almeno 5 milioni, più del 10% dell’intero bilancio. Ed è difficile pensare che la Regione Toscana o lo Stato centrale possano farsene carico.

Se a questo si aggiunge che per il 2012 sono da mettere in conto gli aumenti dei costi puri (21% d’Iva e 30% almeno sui carburanti) è facile capire in che razza di ginepraio si troverà presto la compagnia ex regionale del gruppo Moby, costretta dal capitolato della gara vinta a Firenze a non aumentare i biglietti se non d’accordo con la Regione.

E analoghi si prospettano i problemi per le compagnie private che operano con i traghetti nel cabotaggio, almeno per quanto riguarda il rapporto tra nuovi costi e i previsti ricavi.

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Pubblicato il
22 Febbraio 2012

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