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Clini, ispezione al Giglio

Corrado Clini

GIGLIO PORTO – Mentre si conclude con il salvataggio della gente sulla “Costa Allegra” alla Seychelles – la maledizione sulla compagnia di bandiera italiana sembra senza fine – il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha presenziato sull’isola del Giglio una ispezione delle principali associazioni ambientaliste al cantiere che opera per il recupero del fuel dal relitto della “Costa Concordia”. Con il ministro hanno partecipato i delegati di Greenpeace, Legambiente, Marevivo e WWf, accompagnati da tecnici ed esperti.

Il tema in discussione è stato principalmente quello della rimozione del relitto e delle proposte che le società di recuperi navali interpellate dovranno presentare entro la prossima settimana. Qualcuna avrebbe già anticipato una bozza di progetto. Si parte, come peraltro richiesto dal ministero dell’Ambiente e dalle stesse autorità del Giglio, da un tentativo di recuperare il relitto intero, rimettendolo in galleggiamento e rimorchiandolo altrove per una ormai quasi certa demolizione.


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L’operazione è certamente complessa, ma a detta degli esperti rimane fattibile anche se andranno ulteriormente verificate le fratture che si sono prodotte nella struttura resistente dello scafo in un mese e più di permanenza sulla scogliera dove è inchiodato dal naufragio.

Se lo scafo risultasse in condizioni di non disgregarsi in un’operazione di rigalleggiamento, il primo intervento da fare sarebbe quello di chiudere le principali vie d’acqua con pannelli saldati e con il riempimento della parte sommersa con materiali dotati di buona spinta di galleggiamento. Un’operazione complessa, che sta comportando da parte delle società interessate calcoli difficili e molto accurati. Tanto che c’è anche chi ipotizza che non sia necessario rimettere in assetto la nave, ma solo liberarla dall’abbraccio del fondale: dopo di che, una volta in galleggiamento, l’assetto potrebbe essere ritrovato con l’ausilio di cilindri di spinta opportunamente distribuiti lungo le fiancate.

Rimane anche da capire dove potrà essere rimorchiato poi il relitto per la demolizione. Tradizionalmente si scelgono coste del far East dove i costi sono più bassi ma in questo caso i timori di una lunga navigazione (e di un eventuale affondamento durante il rimorchio) potrebbero far optare per soluzioni più vicine.

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Pubblicato il
3 Marzo 2012

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