In Assoporti manovre e birichinate

ROMA – Prova generale di ribaltone o solo conto delle forze in campo? All’incontro della scorsa settimana tra i vertici di Assoporti e il viceministro Ciaccia – incontro che per unanime parere ha lasciato il tempo che trova al di là delle cortesie formali – sono convenuti a Roma parecchi presidenti di Autorità portuali che di rado si fanno vedere.

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E in vista dell’assise di Cagliari per giovedì e venerdì della prossima settimana, qualcuno ha cominciato a fare la conta. Ovvero: data per scontata la successione a Francesco Nerli, chi ne prenderà il posto sul seggiolone della presidenza?

Da qualche tempo il toto-presidente infuria anche sui quotidiani, marittimisti e non. Con una singolarità: tutti coloro che vengono indicati come possibili candidati alla presidenza, si tirano precipitosamente indietro, accampando impegni sul proprio porto o improvvise e improbabili modestie. Logico pensare che sia pretattica, anche perché di nomi se ne fanno parecchi e non sembra ci sia ancora un indirizzo preciso.

Per esempio, il campo dei cosidetti “secessionisti” (che poi non hanno mai chiesto una secessione, ma semmai una veloce successione) sta ancora vagliando una rosa che ha parecchi petali e quasi altrettante spine. Meglio Marina Monassi, volitiva presidente di Trieste, o Pasqualino Monti, molto diplomatico neo-presidente di Civitavecchia, che per essere a due passi da Roma potrebbe essere facilitato nei rapporti (tanto carenti da tempo) con il governo centrale? Ma ci sono anche altre candidature: come quella del senatore cagliaritano professor Piergiorgio Massidda, emerso come valido mediatore e non per niente protagonista del prossimo incontro nella sua città. Senza dimenticare che quando tanti galli cantano nello stesso pollaio, può emergere all’improvviso il galletto nuovo che ti mette a cuccia tutti.

Dall’altro lato della “barricata”- se così si può estremizzare – Francesco Nerli pare abbia sponsorizzato il presidente di Bari e suo vice Palmiro Mariani: ma che, oltre ad avere in questi tempi i suoi guai, ha l’handicap di essere considerato elemento di continuità con Nerli e quindi non gradito a priori alla maggioranza. Esclusi i presidenti dei grandissimi porti (proprio perché grandissimi e quindi con troppo potere) in campo per la sinistra ci sarebbe anche Lorenzo Forcieri (La Spezia) che però si è tirato fuori dichiarandosi troppo impegnato sul suo porto. Verità o pretattica? Tutto da vedersi.

C’è poi, come già scrivemmo, la candidatura “di mediazione” che da più parti è stata recentemente rilanciata di Giuliano Gallanti, attuale presidente dell’Authority di Livorno. Gallanti è di sinistra ma ha buone relazioni anche con gli “avversari” anti-Nerli, ha una lunga esperienza di presidente super-partes tra i porti per esserlo stato dell’associazione dei porti europei, ha ottime relazioni nazionali ed internazionali. Tanto che queste relazioni e questa esperienza hanno caratterizzato il suo primo anno a Livorno molto più dell’azione quotidiana “di cucina”; che è stata da lui delegata ai dirigenti, investendo da un paio di mesi in particolare il segretario generale Massimo Provinciali, che di “cucina” e di gestione della struttura se ne intende arrivando dai massimi vertici del ministero.

Non è un mistero che la candidatura Gallanti piace a parecchi di coloro che per un motivo o per l’altro non se la sentono di schierarsi a cannonate. Ma dovrà superare lo zoccolo duro di chi ha fatto la battaglia a Nerli e ne vuol raccogliere i frutti non con un semplice compromesso. Qualcuno, per creare un problemino aggiuntivo a Gallanti, ipotizza anche una soluzione birichina: Gallanti presidente di Assoporti, ma lasci la presidenza dell’Authority di Livorno, che parecchi livornesi vorrebbero riprendersi dopo il crescendo del potere genovese sulle proprie banchine. Solo una provocazione o una freccia dei Parti? Dall’assise di Cagliari forse arriverà la risposta.

Antonio Fulvi
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