“Concordia” senza concordia

Vincenzo Poerio

FIRENZE – Il relitto della Costa Concordia sta diventando la cartina di tornasole sulle scelte – o le “non scelte” – del territorio sulla vocazione dell’area portuale livornese da anni indicata come la Porta a Mare. In stretta sintesi, l’area che con il salvataggio dell’ex cantiere navale Orlando da parte del gruppo Azimut-Benetti era stata indicata per lo sviluppo della grande nautica da diporto proprio a supporto delle mega-costruzioni Benetti, con tanto di trasformazione del porto Mediceo in attracchi dedicati alla manutenzione e refitting, e con il gruppo dei bacini di carenaggio – quello in muratura da 350 metri e quello galleggiante da circa 180 metri – principalmente a servizio dello stesso cantiere.

L’offerta fatta dal raggruppamento Smit/Neri nella gara (perduta) per rimettere in galleggiamento e quindi trasferire il relitto della Costa Concordia, prevedeva di utilizzare a fine corsa del relitto il bacino di carenaggio livornese.


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