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Dei bidoni e del bidone?

LIVORNO – Per carità non ne facciamo una questione da Massimi Sistemi: la difesa del nostro mare, i poveri cetacei del Santuario minacciati dai veleni, i fondali come pattumiere.

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Non facciamolo, perchè nell’“operazione bidoni” caduti dall’Eurocargo Venezia al largo della Gorgona, il vero bidone sembra proprio essere l’enorme spreco di risorse per raccattare dal fondo poco più di un terzo di quanto c’è finito. E non c’è finito per volontà d’inquinare, o per liberarsi di un carico imbarazzante o nemmeno per incapacità nautica – per intenderci, alla Schettino – ma perchè durante una delle peggiori burrasche di dicembre, la nave che trasportava i bidoni ha dovuto fare una manovra d’emergenza per salvarsi, e in una spaventosa strapuggiata ha perso parte del carico in coperta. Una di quelle che un tempo si chiamavano “venture di mare”: che è servita a salvare la nave e le vite umane di bordo.

Tutto ciò premesso, sulla ricerca e sul prossimo tentativo di recupero dei bidoni di solventi, si sono spesi già tanti soldi: e va detto a merito dell’armatore di non essersi tirato indietro, malgrado i tanti dubbi sull’opportunità dell’operazione. Ma in particolare si è scatenata una campagna terroristica che ha visto scendere in campo non tanto le associazioni cosidette ambientaliste – che campano ovviamente anche di queste situazioni – ma in primo luogo le istituzioni, che invece dovrebbero vagliare un po’ meno emotivamente certe realtà. Non dimenticando che il contenuto dei bidoni è stato certificato non inquinante dalla ditta che li aveva spediti (e se avesse dichiarato il falso bisognerebbe prima di tutto agire nei suoi confronti) e che le decine di analisi sul fondale, sull’acqua circostante e sui pesci non hanno rilevato alcuna significativa modifica della normalità. Come a dire: in ogni azione di ricerca e recupero di quanto finisce in fondo al mare – azione legittima, in linea di principio e di difesa dell’ambiente – andrebbe valutato da parte delle istituzioni, che rappresentano il pubblico interesse, anche il corretto rapporto tra lo sforzo e il risultato. E nel nostro caso ci sono parecchi dubbi che venga fatto: perchè si sono spesi tanti soldi (privati: ma sempre soldi sono) per un risultato che difficilmente potrà essere esaustivo, visto che più della metà dei bidoni non è stata ritrovata e non è detto che tutti quelli identificati potranno davvero essere recuperati.

Insomma: un’operazione che sembra più di facciata – per scaricarsi una coscienza ecologista che in altri campi, come le discariche e gli inquinamenti costieri non è mai stata così sensibile – che non di sostanza. E che ha frastornato l’opinione pubblica fino a creare allarmi (ingiustificati anche a parere dell’Arpat) persino sulla stagione balneare. O sbaglio tutto?

Tra poco, secondo la Capitaneria di Livorno – che è tra due fuochi: la valutazione tecnica da una parte, la pressione delle istituzioni all’altra – la nave Sentinel tornerà sul posto per avviare il difficile e dispendioso recupero dei bidoni individuati. Ci vorrà un mese, e il risultato – trattandosi di pescare a 400 metri di profondità con un Rov una serie di oggetti a metà insabbiati e probabilmente deformati o rotti – è tutto da vedere. Da chiederci, alla fine: Cui Prodest?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
2 Giugno 2012

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