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Confitarma e la “spending” sul mare

ROMA – Il rischio temuto da molti – e non solo ipotetico – è che l’assemblea di oggi di Confitarma finisca per essere condizionata dai colpi di scure dell’ennesima “spending review” annunciata dal governo: revisione di spesa che colpirà il ministero delle Infrastrutture e Trasporti per circa 120 milioni.
[hidepost]E non illuda l’annuncio che il 50% della cifra andrà a pesare sul fronte dell’autotrasporto merci: perchè se viaggiano meno camion viaggiano meno merci, e se il flusso delle merci si ferma o rallenta ne risentiranno anche i settori del trasporto marittimo ro/ro, ovvero quelle Autostrade del mare che ad oggi sono l’unico comparto nazionale marittimo ad avere mantenuto il segno (moderatamente) positivo nella gran caduta generale. C’è il rischio, per dirla in parole povere, che il governo stia mangiandosi l’uovo dentro la gallina, mettendo un nuovo blocco alle speranze di crescita del comparto navale nazionale. Altro pericolo, sottolineato dai gestori delle autostrade: canoni e concessioni dello Stato ad Anas e autostrade aumenteranno notevolmente: il che significa che i maggiori costi ricadranno sull’utenza (come sempre) massacrando ulteriormente il sistema.
Che dire, in conclusione? Sappiamo tutti che per decenni il Paese ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, spendendo e spandendo allegramente risorse che oggi è giocoforza recuperare. Il problema è che il richiamo ai sacrifici di chi lavora, di chi investe, di chi fa ancora marciare la macchina produttiva, non è accompagnato da altrettanti evidenti sacrifici di quell’immensa platea costituita dalla Casta dei politici in tutta la sua ricaduta, da Roma alle periferie. Probabilmente non risolverebbe molto sui costi del Paese dimezzare i parlamentari, accorpare istituti inutili o superflui, pagare il giusto quelle categorie di privilegiati che prosperano con stipendi vergognosi solo perchè sono i servitori ravvicinati della suddetta Casta (tutti abbiamo letto di quanto guadagnano usceri, parrucchieri e baristi di Camera e Senato). Ma almeno sarebbe un segnale di equità: e non rimandato tra cinque anni, ma subito. E non difeso con la foglia di fico dei diritti acquisiti, perchè i diritti acquisiti valgono allora anche per chi ha investito milioni in servizi (navi e terminal) che adesso vengono messi a rischio.
Facile demagogia? Forse. Ma se Confitarma non è luogo da forconi, potrebbe essere un “foco” (come scriveva Che Guevara) per richiamare chi ci governa alla realtà di un paese che reclama il diritto di lavorare. E di lavorare bene, in un mondo sempre più globalizzato e competitivo. Sentiremo oggi l‘ennesima giaculatoria del bravo ministro Lupi nello sconfortato silenzio dei più? Mi auguro davvero di no. E allora, in bocca al Lupi…
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
15 Ottobre 2014

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