Vertice delle Authorities al ministero sullo “standard comune” dei progetti

E’ stato chiesto che gli interventi programmati per le infrastrutture dei vari porti abbiano criteri uniformi e siano accompagnati da una parte finanziaria supportata da dati sui traffici che genererebbero – Le perplessità sui tempi

ROMA – Aspettando Godot, ovvero la riforma della 84/94, i porti sono stati chiamati a concordare con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti metodologie e criteri omogenei per presentare – ex articolo 29 della legge “Sblocca Italia” – i propri progetti di crescita delle infrastrutture.
[hidepost]Un articolo che dal suo stesso titolo recita: “Pianificazione strategica della portualità e della logistica”. Come già pubblicammo, (riprendendolo da Ship2Shore che l’aveva diramato integrale per prima) il secondo comma dell’art. 29 chiede alle Autorità portuali un resoconto “degli interventi correlati a progetti in corso di realizzazione o da intraprendere”, il tutto da presentare entro 30 giorni dalla conversione in legge del decreto (previsto per la prossima settimana). Sulla base di questi progetti e del loro esame, entro 90 giorni il ministero (sempre secondo l’art. 29) varerà il piano della logistica e della portualità.
Se il crono-programma indicato dal decreto appare quantomeno fantascientifico, visti i tempi delle decisioni prese a tutto oggi, almeno qualcosa di concreto si è mosso.
Il ministro Lupi ha annunciato la costituzione di una commissione per valutare i progetti richiesti alle Authorities. E l’offensiva contro le stesse Authorities ha avuto un “assist” da parte del presidente di Confindustria Squinzi, che in un suo intervento ha sostenuto che le stesse costano al Paese circa 1 miliardo di euro all’anno di spese di gestione. Ultima notizia, è stato commissariato anche l’Authority di Catania, allungando la lista in chiave propedeutica al cambiamento globale che Lupi vuole con la riforma, per ridurre il numero degli enti e creare le Authorities “di sistema”.
La settimana scorsa al ministero i segretari generali della maggior parte delle Authorities portuali – erano stati invitati ovviamente tutti – si sono incontrati con l’alto funzionario Patrizia Scarchielli, stretto collaboratore del direttore generale Cosimo Caliendo, per concordare i criteri omogenei sulla base dei quali ottemperare al comma 2 dell’art. 29. In sostanza, per evitare che ogni Autorità portuale invii al ministero i progetti richiesti sulla base di propri personali parametri, la dottoressa Scarchielli ha chiesto di adottare uno standard comune sia sui resoconti che sulle schede di accompagnamento dei progetti.
E’ stato anche sottolineato che la parte ingegneristica dei progetti è importante: ma lo è anche – e quasi certamente di più – la parte economica-finanziaria, correlata anche a indicazioni concrete e supportate da dati ufficiali sui traffici esistenti e quelli che i progetti configurerebbero se realizzati.
Sembrerebbe che l’incontro si sia rivelato utile in senso generale, avendo tutti convenuto che uno standard comune è davvero auspicabile per non creare una jungla di metodologie che allungherebbe a dismisura i tempi di valutazione del ministero. Non mancano però alcune perplessità: tra le quali il fatto che lo standard comune sarebbe stato richiesto ma non fornito dal ministero, se non a sommi capi. Il che significa che nei 30 giorni dati dal decreto alle Autorità portuali queste dovrebbero anche definire – tra loro? e poi tra loro e il ministero? – il richiesto standard. Alla luce dei rapporti d’oggi tra le Autorità portuali italiane, un programma che sembra quasi un’utopia.
A.F.

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