“Stati generali” atto secondo: le Authorities dei porti come Spa

Il ministro ha di nuovo convocato i “saggi” a tema – Il problema dei finanziamenti e della garanzia contro i raid stranieri – Le previsioni di crescita degli scali del Mediterraneo entro il 2030

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ROMA – “Stati generali dei porti”, capitolo secondo. Lunedì prossimo, tra due giorni, il ministro Maurizio Lupi incontrerà di nuovo la super-commissione dei 15 per il proseguo del dibattito sulla riforma della riforma. Ma questa volta, sfoltito il subisso dei temi, c’è un punto focale da affrontare: la privatizzazione delle Autorità portuali e la loro trasformazione in Spa.
Ancora una volta a Roma si lavora (sembra in maniera seria; e comunque certamente frenetica) per arrivare a un risultato. Ma il tema delle Spa è tosto: tanto che più di privatizzazione – un termine che comporterebbe immense problematiche anche sul piano istituzionale: molti ricordano che quando l’UE cancellò la “golden share” varata da Monti come aiuti di Stato si è passati alla “golden power” che comporta l’assenso della presidenza del consiglio per ogni reale privatizzazione – oggi si parla di una proposta di “socializzazione” dei porti attraverso le Spa.
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1 COMMENTO

  1. Egregi Colleghi,

    Ormai da circa 5 anni sostengo che non si può cambiare la cultura delle nostra AP cambiandone il “contenitore” (SpA), ma che questa è condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto risulta determinante rivoluzionarne il sistema di governance che, ad oggi, le rende private o pubbliche a seconda della convenienza occasionale dei Presidenti che le governano. Tutti conoscono la mia tesi: Le AP devono essere oggetto di privatizzazione, così come avvenuto per gli Aeroporti ed analogamente con quanto visto in Grecia, dove rappresentano, al di la delle tesi dell’attuale primo ministro, i casi di imprese maggiormente performanti della nazione.

    E direi di smetterla con questi concetti retrogradi rappresentati dalla paura per il “feroce capitalista” all’assalto dei beni della Nazione. Ritengo che, invece, si possano attrarre capitali Internazionali, anche non puramente speculativi, definendo corrette regole di partecipazione ai processi di privatizzazione e valorizzare l’immenso goodwill che si annida nei nostri Porti che rappresentano comunque nodi logistici strategici. Andate a verificare le performance economico-finanziarie (e quindi il valore creato) degli Aeroporti prima e dopo i processi di privatizzazione.

    Fabrizio Vettosi

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