L’Ancip e la riforma

I cinque punti del presidente Marco Dalli già illustrati al ministro Lupi

Marco Dalli

ROMA – Previsto e anche prevedibile, è partito il fuoco di sbarramento contro i passaggi più “rivoluzionari” delle proposte di riforma dei porti in fase di … cucina al ministero con le proposte della commissione dei 15 saggi.
Una significativa sintesi delle perplessità, ma anche delle critiche aperte, ci sarà oggi, mercoledì 18 a Roma nell’annunciato convegno dell’Ancip al centro “Carte geografiche” di via Napoli 36 sul tema: “Il lavoro e le imprese al centro della riforma”. Tra i Vip che hanno annunciato la propria partecipazione il presidente di Assoporti Pasqualino Monti, Marco Conforti di Assiterminal Giancarlo Russo di Assologistica, Luca Vitiello di Assorimorchiatori, Stefania Visco di Federimorchiatori, Michele Meta presidente della IX commissione della Camera, Marco Filippi e Altero Matteoli della 8ª commissione al Senato, Bartolomeo Giachino per FI e l’ammiraglio Felicio Angrisano per le Capitanerie. Presenti ovviamente tuti i sindacati di settore.
Sul tema di fondo, cioè la difesa del lavoro nei porti, il presidente dell’Ancip, il livornese Marco Dalli, aveva già presentato agli stati generali della portualità un significativo intervento, che detta le linee guida del convegno stesso. Ecco i cinque punti del documento programmatico dell’Ancip presentati al ministro Lupi e alla base del convegno di oggi.
[hidepost]La legge 84/94 va cambiata ma non stravolta perché ciò non servirebbe. Si tratta di una buona legge che ha liberalizzato le operazioni portuali ed ha creato i presupposti per un grande sviluppo del sistema portuale italiano. I porti sono l’attività economica che meglio di altre ha sopportato i colpi della crisi continuando a garantire, nonostante le difficoltà, sviluppo ed occupazione nei territori e nelle città.
Non bisogna mortificare i sistemi territoriali che sono la linfa vitale dello sviluppo economico italiano. L’esigenza di centralizzazione delle grandi scelte infrastrutturali è sacrosanta. Tuttavia i porti, anche quelli di minore dimensione, sono centrali per lo sviluppo dei sistemi locali. Gli accorpamenti delle Autorità Portuali sono utili per ridurre costi di gestione e razionalizzare la pianificazione infrastrutturale ma deve essere garantita ai nuovi soggetti che potrebbero sorgere dagli accorpamenti, anche modificando il profilo giuridico delle attuali Autorità, l’autonomia finanziaria. Con la centralizzazione totale delle risorse si tornerebbe indietro. Altra cosa è se l’Agenzia nazionale che si intravede nei documenti è uno strumento di valorizzazione dell’economia del mare (una sorta di ministero del mare) che servirebbe a valorizzare un settore strategico per l’economia italiana in questi anni troppe volte sottovalutato.
Riconoscere le peculiarità dei porti è funzionale all’efficienza ed alla produttività. E’necessario guardare allo sviluppo logistico, al tema dei collegamenti retro portuali, all’integrazione fra sistemi diversi anche attraverso le nuove tecnologie. Ma il porto, oltre che snodo della catena logistica è anche confine di stato, cinta doganale ed area soggetta a misure di security (sempre di più stringenti dopo le minacce terroristiche). Ciò significa una dimensione tecnico-amministrativa peculiare. In più, in porto, arrivano e partono le navi che sono mezzi di trasporto specifici per caratteristiche tecniche e di sicurezza. Ciò significa che, per il lavoro e le attività connesse alla movimentazione delle merci in banchina vi sono oggettive peculiarità delle quali si deve tenere conto pena rendere inefficienti e improduttive le stesse attività commerciali.
Nei porti il lavoro è e resterà centrale. Paradossalmente il gigantismo navale aumenta e non diminuisce la variabilità dell’organizzazione del lavoro ed il bisogno di flessibilità. Il lavoro portuale moderno è un lavoro che ha bisogno di specializzazione, formazione e si deve svolgere in massima sicurezza data l’alta pericolosità delle mansioni svolte in ambito portuale. Per questo, in linea con i più efficienti modelli organizzativi europei, serve un fornitore di lavoro, altamente flessibile e specializzato, che integri secondo le necessità l’organizzazione dei terminalisti e delle imprese. L’articolo 17 va sviluppato e rafforzato non certo abrogato come abbiamo visto proporre in testi di provenienza MISE che sono circolati in questi giorni. In quei testi si parlava, erroneamente, di “affidamenti diretti”, ma all’articolo 17 non viene affidato nulla. L’impresa ex. ottiene un’autorizzazione a svolgere la propria attività all’esito di una gara. La disciplina dell’art. 17 è pienamente conforme ai trattati europei. Qualora vi sia la forma dell’Agenzia, questa è partecipata e governata da tutte le imprese portuali come un servizio terzo ed imparziale funzionale alla flessibilità organizzativa del porto.
Valorizzare e riconoscere gli investimenti privati. L’attuale disciplina delle concessioni ex. art.18 deve certamente essere messa a punto, tuttavia è imprescindibile il fatto che vengano valorizzati gli investimenti che, in questi anni, i terminalisti hanno fatto e che hanno reso l’economia marittima italiana una delle più forti d’Europa. Parliamo di terminal relativi ad ogni tipologia di merce perché i porti non sono solo container. Parliamo anche di investimenti in risorse umane perché le specializzazioni del lavoro sono frutto di anni di esperienza e formazione. Il sistema autorizzativo ex. Art 16, 17 e 18 ha complessivamente dato buoni risultati. Auspichiamo che tutti i necessari interventi legislativi siano fatti con equilibrio e buon senso, lasciando funzionare ciò che funziona e modificando laddove si ravvisano inefficienze. L’ANCIP guarda al futuro e non volge lo sguardo al passato, disponibile come sempre ai cambiamenti ma non disponibile ad un mercato selvaggio e deregolamentato dove la moneta cattiva finirebbe per scacciare quella buona.

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