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Sulla riforma Delrio eccoci ai primi siluri

Perplessità sul ruolo dei territori nell’ipotesi di un accentramento totale – Cinque miliardi di finanziamenti, ma non è ancora chiaro il metodo

ROMA – Avanti piano, pianissimo, quasi indietro: è il vecchio detto marinaro per la navigazione in aree difficili. Lo stesso che dopo aver lanciato l’anticipazione della bozza di riforma della legge sui porti, adesso il governo sembra privilegiare.
[hidepost]Il ministro Delrio a Genova ha cercato di buttar acqua sul fuoco, tra bastone (“Occorre cambiare, i porti non sono competitivi specialmente a terra”) e carota (“Ci sono 5 miliardi di euro pronti per gli investimenti”). Ma si sa che alla vigilia di un confronto elettorale che in Liguria domani sarà particolarmente feroce, tutto va preso con le pinze. Compresa l’assicurazione che ancora non è stata presa alcuna decisione sulla “governance” e che le scelte saranno fatte – Renzi chiede di essere sereni su questo punto – con le Regioni. C’è da preoccuparsi?
Di sicuro dal comitato direttivo di Assoporti che si è tenuto ieri a Roma, il messaggio che ne è uscito qualche preoccupazione la supporta. Se il presidente Pasqualino Monti, dopo il primo comunicato abbastanza soddisfatto per la promessa del governo di governare finalmente i finanziamenti statali (“Basta con i finanziamenti a pioggia a seconda delle lobbies locali supportate dalla politica di territorio”) ha cominciato a prendere le distanze dal centralismo “brutale”, le posizioni espresse dai vicepresidenti Giuliano Gallanti (Livorno) e Francesco Messineo (Marina di Carrara) sono state più problematiche. In particolare è stato richiamato da entrambi il necessario collegamento tra le linee della riforma Delrio con quelle del regolamento dell’Unione Europea sulla logistica integrata, in particolare nella sua relazione con le reti TEN-T, i distretti portuali e i necessari collegamenti con i territori. Ecco, il tema del territorio secondo Gallanti in particolare presenta qualche lato oscuro nella bozza del governo. “L’Unione Europea spinge perché il modello dei porti tenga conto di quanto ha dimostrato di funzionare in Nord Europa – ha detto Gallanti – e tagliare completamente fuori le istituzioni territoriali dalla pianificazione e dalla gestione dei porti può essere un errore”. Qualcuno ha poi ricordato una recente battuta che viene da Firenze e riguarda Livorno e Piombino: “Stiamo investendo centinaia di milioni del bilancio regionale per i prossimi dieci anni, ma se la riforma dovesse tagliarci completamente fuori come potremmo giustificarci con i contribuenti del territorio?”. Da farci sopra, pur stando sereni (alla Renzi) una qualche riflessione.
A.F.

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Pubblicato il
30 Maggio 2015

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