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Nell’assemblea di Assoporti gli impegni per la riforma

Un nuovo regolamento per le concessioni e l’impegno sulle infrastrutture anche “immateriali” che costano grandi inefficienze al paese – Le richieste del cluster marittimo

Il tavolo dei relatori.

ROMA – La riforma dei porti ci sarà, arriverà in tempi accettabili e comprenderà una serie di provvedimenti – decreti ma non solo – che coinvolgeranno sia il ministero delle Infrastutture e Trasporti, sia quello dell’Ambiente (dragaggi), infine quello che si sta occupando della riforma della pubblica amministrazione. Parola di Graziano Delrio all’assemblea di Assoporti di mercoledi scorso che, tra l’altro, ha annunciato per settembre una proposta del dicastero sul nuovo regolamento delle concessioni (riportiamo il suo intervento integrale in prima pagina).
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Graziano Delrio all’assemblea Assoporti.

Un’assemblea davvero partecipata, dove i grossi calibri sia nazionali che europei – uno su tutti il presidente della commissione europea Dimitrios Theologitis – hanno riferito non solo sui sistemi portuali dei singoli paesi membri, ma anche sulla necessità di un metodo comune per non disperdere i finanziamenti e per far si che i porti lavorino in una rete logistica connessa ed efficiente.
I resoconti dell’assemblea già apparsi giovedi e ieri sulla stampa economica nazionale – il dibattito è stato guidato da Sebastiano Barisoni de Il Sole-24 Ore che ha più volte richiamato alla concretezza – hanno dato atto sia al presidente di Assoporti Pasqualino Monti, che al ministro Graziano Delrio di aver cercato di fornire risposte concrete, laddove possibile, ai tanti quesiti che dalla scorsa primavera arrivano, sui temi della riforma, non solo dal cluster portuale ma anche dai settori che temono di perdere potere nella revisione della “governance”: revisione che sarà tra gli elementi cardine della riforma. Risposte dettagliate non ce ne sono state e sarebbe stato difficile in ogni caso fornirle: sono stati ribaditi i concetti guida della riforma.

Una parte della platea all’assemblea di Assoporti.

Theologitis ha ricordato che l’Europa si aspetta dai governi una capacità di coordinamento degli interventi pubblici sui porti per evitare investimenti a pioggia e che, invece, vengano indotti gli investimenti privati, ovviamente in un’ottica di trasparenza e legittimità. Sulla stessa lunghezza d’onda Delrio, che ha parlato della necessità di un raccordo vero, di una pianificazione strategica, che non prescinda dall’economia reale del Paese. Il ministro, accogliendo anche alcune delle indicazioni fornite dall’intervento dell’ammiraglio ispettore capo Felicio Angrisano (comandante delle Capitanerie), ha inoltre ammesso che l’efficienza del sistema porti non può essere ricercata solo nelle infrastrutture materiali – che pure vanno migliorate e incentivate – ma anche e specialmente nel miglioramento delle infrastrutture “immateriali” (le cui inefficienze costano al paese quasi 60 milioni all’anno) cioè la burocrazia, i controlli ripetitivi, le inefficienze di sistema, le troppe sovrapposizioni. Poi, naturalmente, molto altro ancora: il problema da risolvere dei troppi interporti che non funzionano, il miglioramento delle reti TEN-T con il contributo di RFI (assente tra l’altro dall’assise: e c’è chi l’ha fatto notare), il contributo importante da chiedere e da dare a RAM perché le Autostrade del mare devono essere uno degli asset importanti nell’economia della portualità nazionale.
Dall’armatore Ignazio Messina alcuni richiami pratici: che si realizzino infrastrutture adeguate a servizio dell’economia considerando le esigenze attuali del trasporto marittimo, non dimenticando però di porre rimedio al grande problema dell’inadeguatezza ferroviaria intesa non solo come carenza di linee, ma anche come capacità di treni, non più ormai sufficienti alle necessità di trasporto. Altra azione determinante per attrarre i traffici, secondo l’armatore, è la revisione delle tariffe di rimorchio, oggi troppo alte.
Nell’intervento conclusivo del vicepresidente dell’Interporto di Novara, Rino Canavese, si è posta attenzione all’apertura nel 2017 dei progettati valichi verso il nord che, se da un lato creerà una sicura opportunità di aggredire quei mercati, dall’altro, con il perdurare dell’attuale assetto logistico, farà correre il rischio di un grande flop. Occorre quindi migliorare le connessioni fra le aree portuali fino a quelle di raccolta degli interporti del nord, superando gli attuali rallentamenti e le difficoltà burocratiche oltre che infrastrutturali.
E non è mancato l’appello di Monti per una azione unitaria e condivisa ai colleghi “contestatori” di Genova e Ravenna.
Come si vede, lo scibile o quasi. Sul quale si apre adesso il dibattito di fondo per come si svilupperà l’azione del governo, e specialmente in quali tempi.
C.G.

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Pubblicato il
25 Luglio 2015

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