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Quattro dubbi con le Idi di settembre

LIVORNO – Non siamo, e lo sappiamo bene, l’ombelico del mondo. Non lo siamo nemmeno dell’Italia. Non siamo l’ombelico di niente. Eppure dall’osservatorio minimale di questo che un tempo era il primo porto containers del Mediterraneo, ed oggi è addirittura escluso dai primi cento mondiale, qualche considerazione val comunque la pena di farla. Di sognate riduzioni delle tasse e poi di nuove lacrime e sangue per far fronte alle emergenze (terremoto, stagnazione dell’economia, investitori in fuga).
[hidepost]La seconda: in questo quadro, la Riforma portuale sembra essere diventata marginale, quasi una “fissa” del ministro Delrio. Con le ombre che la riforma Madia, abbondantemente annacquata negli ultimi passaggi, proietta sulle scelte della “governance”. O per dirla in parole povere, le figure dei nuovi presidenti e specialmente in tempi nei quasi verranno effettivamente insediati. Domanda: i porti davvero si potrebbero permettere tempi allungati, passaggi di regime al rallentatore, rischi di nuovi contenziosi, di istituzioni contro istituzioni e così via?
La terza: per quanto tra pochi giorni i big mondiali dell’economia si ritroveranno nel G-20 ad Hangzou – per la prima volta in Cina, e anche questo vorrà dire qualcosa – alla ricerca di un’accelerazione dei processi della crescita, in Italia sembra di essere rimasti ai tempi del feudalesimo. Si veda il caso di Taranto, dove il TAR locale ha stoppato la concessione da parte dell’Authority portuale dell’ex area Evergreen, mettendo a rischio una ripresa che per quel porto, per quella città e per l’economia globale del sud è più che urgente, drammaticamente urgentissima. C’è stato un ricorso di Italcave contro l’assegnazione alla cordata locale unica rimasta in gara e il TAR ha bloccato tutto. Per pochi giorni, hanno promesso i giudici amministrativi, in attesa dell’udienza: ma che l’economia e le sue urgenze siano in Italia sottoposti agli infiniti ricorsi dei vari TAR sembra – o almeno, a noi sembra – un anacronismo. I tempi dell’economia corrono in tutto il mondo meno che da noi. E’ normale?
C’è anche una quarta e ultima considerazione: che ci riporta al nostro ristretto panorama livornese: le tante gare per lo sviluppo del porto che a settembre dovranno arrivare a partire sul serio, dopo rinvii e aggiustamenti. C’è la diffusa preoccupazione che l’incertezza della Riforma, i problemi dell’economia mondiale, la lentezza della burocrazia italiana e infine i compromessi della politica (si dice che Delrio abbia addirittura promesso a Venezia di portare avanti il progetto della piattaforma container da 600 milioni di fondi pubblici, malgrado a poche miglia ci sia Trieste che ha fondali e piazzali più che sufficienti) possano tagliare le gambe alla “madre di tutte le gare”, quella della piattaforma Europa.
E ci fermiamo qui, perché in fondo siamo esageratamente ottimisti. E come il Candide di Voltaire, siamo alla fine convinti che questo sia il migliore dei mondi possibile.
O no?
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
31 Agosto 2016

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