Maneschi e la crisi dei containers: “E’ l’intermodalità che deve aiutare”

Da Trieste l’analisi del comparto trasportistico mondiale dopo il fallimento di Hanjin e dei limiti dei porti italiani per i collegamenti ferroviari con il nord Europa – L’incidenza dei noli

Pierluigi Maneschi

TRIESTE – Il traffico dei containers è in crisi, le compagnie soffrono. E il fallimento della coreana Hanjin è solo la punta di un iceberg che piano piano sembra emergere dalle nebbie. Come sottolineano alcuni dei protagonisti dei traffici marittimi mondiali con una visione globale sulle loro tematiche.
E’ il caso della recente intervista, apparsa sul blog FAQrieste.It, di Pierluigi Maneschi, presidente di Italia Marittima, di TO Delta e storico agente generale di Evergreen per l’Italia.
Secondo Maneschi, il fallimento di Hanjin è solo “l’effetto più evidente della crisi generale e profonda nel trasporto delle merci via mare”. Un settore che negli anni ha visto – ricorda Maneschi – ritirarsi dalla competizione alcuni grandi paesi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito “che avevano le migliori e le più grandi linee del mondo ed oggi hanno quali del tutto rinunciato”, ritenendo il settore troppo rischioso e non più strategico per le proprie industrie. “Si pensi – è la chiosa – che nel 2006 i noli transoceanici incidevano per circa il 9% sul valore delle merci, mentre oggi siamo scesi al 4%”.
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1 COMMENTO

  1. Trieste quale futuro per il suo Porto?

    Trieste deve sfruttare i suoi profondi fondali e quindi puntare principalmente sui Traffici delle merci containerizzate pianificando la realizzazione di corposi rimodellamenti ed ampliamenti dei nostri litorali, cercando nel contempo di produrre adeguati stimoli in quanti credono ancora nelle notevoli ma tuttora purtroppo inespresse potenzialità dell’Alto Adriatico, siano essi Imprenditori – Armatori – Investitori.

    L’operazione potrebbe partire dal Porto Nuovo per adeguare la ormai sua molto datata architettura infrastrutturale che doveva rispondere alle necessità della Portualità del passato a quelle che sono le attuali esigenze dei flussi merceologici “Logistica/Vettori” pianificando il possibile interramento totale/parziale delle vasche di Riva VI° e Vll° attualmente sottoutilizzate comprese tra i Moli V° – VI° – VII°, andando quindi a recuperare ampi spazi al mare eliminando pure i vetusti ed inadeguati Magazzini multipiano e poter quindi favorire l’arrivo di un’eventuale nuovo Terminalista/Operatore di caratura Internazionale, che sia interessato alla realizzazione e gestione di una moderna infrastruttura per i traffici delle merci containerizzate, che per dimensioni e potenzialità consenta finalmente all’Alto Adriatico di poter incrementare sensibilmente le movimentazioni portandole a valori prossimi a quelli che si registrano nel Tirreno.

    Interventi che diano finalmente l’opportunità al nostro Scalo di poter sfruttare:

     Il nostro vantaggio di circa 4.000 miglia e i conseguenti 5 + 5 giorni di navigazione nei confronti della Portualità Nord Europea per i flussi merceologici in transito nel Mediterraneo relativi all’interscambio Euro/Asiatico.

     I 18 m dei suoi profondi fondali naturali, e poter finalmente far si che nell’Alto Adriatico ci sia nuovamente un Hub di riferimento per i mercati della Piattaforma Continentale Europea, e materializzare quello che per ora rimane soltanto un nostro sogno/ambizione “spostare in futuro un po’ più a sud verso l’Alto Adriatico il baricentro del Sistema Trasportistico Comunitario”.

    La Portualità Triestina dovrebbe risolvere anche le problematiche legate ai Traffici Ro/Ro relativi alle Autostrade del Mare che attualmente hanno praticamente monopolizzato ed occupato gran parte di banchine/piazzali del Porto Nuovo, a tal proposito bisogna concludere le operazioni di bonifica e finalmente spostarli in Area Ex Aquila dove i fondali sono più modesti ma comunque adeguati a quelle che sono le limitate esigenze di questa particolare tipologia di Traffici e quindi liberare il Porto Nuovo per consentirli di poter sfruttare i 18 m dei suoi profondi fondali, e creare quindi anche le condizioni per far si che il Terminal Di Riva Traiana possa diventare la Stazione di riferimento per i Traffici dei Traghetti Passeggeri, Traffici che in questo sito molto più congeniale/funzionale rispetto all’attuale ormeggio 57 del Molo VII, potrebbero in futuro far registrare un significativo incremento di detti Traffici.

    In merito alle Aree di Punto Franco presenti nel Territorio Triestino, sarebbe auspicabile che ne siano opportunamente ottimizzati e sfruttati gli aspetti di carattere economico/fiscale contemplando chiaramente anche un suo possibile trasferimento in Aree che siano particolarmente caratterizzate ed appetibili, per consentire lo sviluppo di nuove economie legate soprattutto alla Logistica di Retroporto che oltre al deposito potrebbero interessare anche l’eventuale lavorazione e trasformazione delle merci in transito.

    Brunello Zanitti Giuliano

    Riflessioni tratte dal mio Sito al capitolo “Attività Emporiali” http://sceltemancate.trieste.it

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