L’oro del Capitan Nemo
LIVORNO – L’anno nuovo, l’Industria 4.0, l’Intelligenza Artificiale, le auto di domani mattina già elettriche, le grandi navi senza più equipaggio…insomma, siamo entrati, almeno dalle chiacchiere sui giornali, nel futuro. E allora, visto che siamo per il momento ancora con un piede dentro “le Feste”, perché non sognare qualcosa di futuribile anche noi?
Ecco un’idea. Che prende forma proprio in località balneare savonese, zona conosciuta molto bene. Qui, secondo un progetto presentato da Sergio Gamberini, presidente del locale “Ocean Reef Group” vengono erette sei biosfere realizzate in metacrilato che galleggiano dai 6 ai 10 metri sotto il livello del mare, grazie ad un ingegnoso sistema di catene. Già oggi “L’orto di Nemo” è situato a cinquanta metri dalla riva e si estende su una superficie di circa cento metri quadri. Il suo principio fondamentale è l’idrocoltura, cioè far crescere una pianta fuori suolo sostituendo la terra con un substrato inerte.
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Un progetto – riferisce il notiziario On Line “Liguria Nautica” – che ha incontrato non poche difficoltà: una su tutte lo sbalzo termico tra notte e giorno. Il sistema ideato da Gamberini offre, però, la stabilità termica di cui le piante hanno bisogno per crescere sane. Infatti la temperatura dell’acqua intorno alle biosfere oscilla tra i 14 e i 26 gradi tutto l’anno. Inoltre mentre in superficie la luce del sole può rischiare di causare danni, più o meno gravi, alle coltivazioni, le piante che crescono all’interno delle biosfere vengono raggiunte esclusivamente dal cosiddetto “spettro buono” cioè i raggi filtrati dall’acqua sovrastante.
Un altro grande vantaggio è l’assenza di parassiti e di agenti potenzialmente pericolosi per le piante: nessun bisogno quindi di ricorrere all’utilizzo di pesticidi per una produzione che sarà biologica al 100%. Queste sono solo alcune delle peculiarità di un tipo di coltivazione che dovrà ancora crescere e ottimizzarsi ma che oggi viene già praticata, perlopiù in maniera sperimentale, in varie parti del mondo. Un’idea perseguita con grande caparbietà da Sergio Gamberini; e che apre speranze per un futuro nemmeno troppo lontano, quando secondo i catastrofisti non ci sarà cibo abbastanza per tutti se non coltivando anche il mare.
(A.F.)
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