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La pirateria sui mari non ancora debellata

LONDRA – La fonte è l’ICC, ovvero l’International Chamber of Commerce che tiene un sito apposito aggiornato alla settimana. E il report per quest’anno non è positivo: anche se la pirateria nel corno d’Africa sembra ormai sotto controllo, grazie alle operazioni congiunte di buona parte delle marine militari del mondo, il nuovo focolaio è il golfo della Guinea, dove dagli assalti riportati nella scheda qui sopra sono risultati almeno sei sequestri di equipaggi con relativa richiesta di riscatto.

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Dal report si evince che le navi più colpite dai pirati sono le petroliere; anche perché sono le navi più frequenti nell’area e spesso vengono attaccate quando sono all’ancora in attesa di entrare nei terminali petroliferi per caricare, o comunque navigano a lentissimo moto. Gli attacchi sono in particolare notturni, per navi che vengono depredate e se il bottino non è sufficiente si ricorre al sequestro di parte degli equipaggi. Altre vittime privilegiate le bulk carrier, attaccate anch’esse all’ancora o in avvicinamento. Al contrario di quanto avveniva – e ancora parzialmente avviene – nel corno d’Africa le portacontenitori non sono spesso vittime, visto che sono difficili da arrembare per l’altezza di bordo e perché in molti casi sono ormai scottate da “contractors” pronti a sparare. Ma la pirateria, dicono con amara filosofia gli esperti, fa parte della storia della navigazione. E non sparirà mai del tutto.

(A.F.)

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Pubblicato il
3 Ottobre 2018
Ultima modifica
9 Ottobre 2018 - ora: 09:34

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