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Dissalatori del mare contro l’emergenza idrica

ROMA – Con la siccità che ormai coinvolge anche il nostro Paese, a causa dei cambiamenti climatici, il mare potrebbe essere l’unica risorsa idrica disponibile. La dissalazione dell’acqua marina. Rappresenta una valida soluzione alla crisi idrica che ci troveremo ad affrontare. Serve però una normativa specifica sul funzionamento degli impianti e in particolare sullo scarico della salamoia direttamente in mare che causa danni all’ecosistema. Sono stati questi i temi affrontati durante il convegno “L’emergenza idrica e la dissalazione dell’acqua marina: impatti e normativa” organizzato da Marevivo, Associazione Nazionale Comuni Isole Minori (ANCIM) e Idroambiente srl.

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All’incontro hanno partecipato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo che ha dato il suo saluto di benvenuto. Sono intervenuti esperti, biologi e professori universitari: Gian Piera Usai, segreteria generale ANCIM; Francesco Aliberti, professore di Igiene e Gestione del rischio – Università Federico II, Dipartimento di Biologia; Marco Guida, professore di Igiene generale e applicata – Università Federico II, Dipartimento di Biologia; Giovanni Libralato, Eco-tossicologo, professore di igiene generale e applicata – Università Federico II, Dipartimento di Biologia; Roberto Bedini, direttore dell’Istituto di Biologia ed Ecologia Marina (IBEM) di Piombino e Luca Lucentini, Direttore Reparto Igiene Acque interne – Dip. Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, ISS.

A moderare l’incontro l’avvocato Antonio Cavallo che ha sottolineato come manchi una normativa adeguata sull’impatto ambientale degli impianti di dissalazione: «Nel D.Lgs. 152/2006 che regola la materia degli scarichi non è presente alcuna norma specifica sul tema, non vi è obbligo di procedere a valutazione di impatto ambientale degli impianti dissalatori, manca l’indicazione dell’analisi rapporto costi benefici e non vi è un espresso divieto di scaricare in mare i prodotti chimici derivanti dai processi di dissalazione».

Va considerato anche l’impatto antropico sulla biodiversità dell’ambiente marino come hanno sottolineato gli esperti durante l’incontro. Con la diffusione della tecnologia della dissalazione, legata alla carenza di acque destinabili al consumo umano, sono iniziati i primi studi sugli effetti degli scarichi, in particolare sulla fascia costiera. Analizzando i casi di Lipari e Ustica, in entrambi sono stati confermati le ipotesi e gli studi internazionali che dimostrano come lo scarico della salamoia crei un danno alla biodiversità. È un primo campanello di allarme che, si spera, possa essere solo la premessa per approfondimenti scientifici, adeguamenti normativi e modifiche tecnologiche al fine di prevenire, o perlomeno mitigare, anche questa tipologia di impatto per la salvaguardia della risorsa mare. Attualmente anche le conoscenze sulle implicazioni ecotossicologiche relative alle attività di bonifica in sito di sedimenti marini contaminati sono frammentarie, incomplete o assenti.

«Abbiamo organizzato questo incontro proprio per avviare un confronto – ha affermato Rosalba Giugni – e come Marevivo abbiamo proposto di riunire le istituzioni, gli esperti del settore e le associazioni in un tavolo per trovare soluzioni concrete. C’è ancora molto da fare sul campo scientifico per studiare i danni che tali impianti hanno sull’ecosistema marino. I dati sono ancora limitati. A questo si aggiunge anche la carenza normativa che deve essere necessariamente colmata affinché la dissalazione possa essere nostra alleata senza impatto sulla biodiversità marina».

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Pubblicato il
14 Novembre 2018

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