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Riciclaggio navale pulito negli impianti a Piombino

Angelo Roma

Da Angelo Roma, noto logistical consultant e già uomo Zim per l’Italia, riceviamo questo interessante contributo sul “polo” di Piombino dei riciclaggi navali. Eccone il testo.

PIOMBINO – Ho letto, lunedì scorso, la notizia che negli ultimi mesi PIM (che ha per soci la genovese San Giorgio e la livornese Fratelli Neri) ha aggiornato il proprio piano industriale, ora finalizzato alla realizzazione di una piattaforma polifunzionale di demolizione, costruzione e logistica, che prevede propri investimenti per circa 14 milioni entro il 2022.

Sottolineo che presto partirà l’iter per essere inclusi nell’albo europeo dei DEMOLITORI, ciò perché, da sempre, sono un sostenitore della convenzione internazionale di Hong Kong per il riciclaggio sicuro e rispettoso della salute umana e dell’ambiente, che mira a garantire che quelle da rottamare non costituiscano alcun rischio.

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Fin da quando mi sono interessato della Concordia (credevo e speravo potesse essere, in parte, demolita a Piombino), quando facevo ricerche, mi turbavano le foto di quegli “sfortunati” che in Bangladesh, India e Pakistan, smantellavano a mani nude le navi fatte arenare.

Secondo i dati della NGO Shipbreaking Platform, nel 2018 sono state vendute ai cantieri di demolizione, un totale di 744 grandi navi commerciali oceaniche, di conseguenza quei lavoratori hanno rischiato la vita per l’esposizione a sostanze tossiche, e gli ecosistemi costieri sono stati ancora di più devastati.

Il REGOLAMENTO (UE) N. 1257/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 20 novembre 2013, attinente al recycling delle navi, recita che alle navi che sono considerate rifiuti e che effettuano movimenti transfrontalieri, per il loro riciclaggio si applica la convenzione di Basilea del 22 marzo 1989, che istituisce, in pratica, il divieto assoluto all’esportazione.

Tali navi sono in genere classificate come rifiuti pericolosi e ne è vietato l’export dal territorio dell’Unione verso impianti situati in paesi che non sono membri dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Cercare di evitare quindi, magari in piccola parte, quanto sopra specificato, ci porterà solo ricchezza!

Tengo inoltre a specificare che l’amministrazione, per il riciclaggio delle navi, è il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, quale autorità governativa responsabile dei compiti attinenti alle navi battenti bandiera italiana o delle navi che operano sotto l’autorità dello Stato.

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Pubblicato il
20 Febbraio 2019

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