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Le parole i fatti e le bici

LIVORNO – Confrontarsi sui grandi problemi del nostro mondo – parlo della logistica marittima ma non solo – è certamente positivo. E la scelta di Espo 2019 di venire in Italia lo è ancora di più, dopo una lunga tradizione che vuole l’ombelico del mondo portuale centrato nel nord Europa. Dunque, benvenuti i trecento delegati, il fior fiore della portualità del continente, degli studiosi di settore e anche del mondo politico.

E forse qualcuno sarà anche capace di ricordare loro che qualche secolo fa Livorno era il porto franco più importante del Mediterraneo e punto di riferimento dei grandi traffici intercontinentali: vero e proprio crogiuolo di affari e di genti di tutto il mondo. Non siamo al centro del mondo, ma nemmeno una lontana periferia che deve solo, come si dice qui, annusare i bussoli. Primo porto d’Italia per i ro/ro, primo per lo sbarco delle auto, primo per i forestali, abbiamo anche noi tanti progetti e ambizioni. Che l’Europa se lo ricordi: lo pretendiamo.

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Detto questo, non possiamo però che interrogarci sull’alluvione di convegni, conferenze, assisi più o meno planetarie, che ci sta piombando addosso. Tutte valide, sia chiaro.  Prima di Espo ci siamo visti a Genova, a Napoli, a Roma sempre su tematiche della logistica, con approfondite analisi e proposte. Dopo Espo si ricomincia: tanto per citare un appuntamento prossimo, la conferenza nazionale della navigazione su porti e logistica in programma a Roma l’11 e 12 giugno per iniziativa del MIT di Toninelli sui temi delle “opportunità di crescita, la semplificazione normativa e regolatoria, la navigazione e l’efficientamento logistico”. Poi ne avremo altre, anche in base ai risultati delle elezioni europee e i loro riflessi sul governo. Tante parole, cui non corrispondono però, sul piano della concretezza, fatti reali da tempo attesi nel nostro paese in particolare: sulle grandi opere, sulle strutture portuali, sulla riforma della riforma della riforma portuale, eccetera.

È un bene tutto questo confrontarsi, discutere, dibattere? L’ho scritto in partenza: guai a chiudersi ad ostrica. Dai filosofi peripatetici ai Dialoghi con le tetralogie di Platone,  fino alle domande astrali del canto notturno di un pastore errante dell’Asia (ve lo ricordate il Leopardi: Che fai tu luna in ciel…) chiedersi, analizzare, proporre è stato sempre il sale del sapere. Basta però che non finisca come quel sarcastico detto toscano: “I discorsi li porta via il vento, le biciclette i livornesi”. Ohibò.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
22 Maggio 2019

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