Sorpresa: nel “mare nostrum” c’è il baby boom dei cetacei
Al largo di Capraia una “autostrada” di delfini e stenelle

Un gruppo di cetacei all’interno del Santuario marino
LIVORNO. Fino a ieri c’era la convinzione che le anomale temperature del Mediterraneo, con picchi di calore mai registrati prima, fosse una maledizione per la fauna ittica. Adesso invece sono arrivate le rilevazioni dell’istituto Tethys, che da quasi quarant’anni monitorizza la presenza (comprovata) dei cetacei: e la grande sorpresa è che la popolazione dei cetacei, in particolare balene e delfini, è in forte crescita in particolare nel mar Ligure. Quello che ancor più sorprende è che sono stati censiti moltissimi cuccioli, amorevolmente accompagnati dalle loro madri. Secondo il presidente di Tethys professor Simone Panigada, il fenomeno è senza precedenti, almeno da quando l’istituto fa i suoi controlli. Sono stati censiti (e in qualche caso anche “battezzati” con tanto di nome) almeno trenta esemplari tra balenottere e capodogli.
Se poi ci riferiamo a quanto raccontano i pescatori professionisti, il fenomeno ha anche episodi del tutto inediti. Al largo dell’isola di Capraia all’inizio di agosto si è registrata una vera e propria “autostrada” di delfini e stenelle, tutti esemplari giovani diretti a nord: e tutti impegnati (ce l’hanno raccontato i pescatori dell’isola) in uno straordinario gioco: “speronare” a colpi di muso pesci di grandi dimensioni, anche forti e veloci come lecce e ricciole, che lasciavano mezzo tramontite in superficie. Questi grandi pesci non fanno parte del regime alimentare dei delfini, che si nutrono di sardine e acciughe: quindi, secondo i pescatori, è un gioco perché dopo averli tramortiti a testate li lasciano stare. Per i pescatori è una pacchia: possono raccoglierli con le mani o quasi…
Ma a che cosa è dovuto questo aumento dei cetacei nel Tirreno e mar Ligure? Secondo i ricercatori di Tethys, questi mari, come quasi tutto il Mediterraneo, in genere sono “poveri” di fauna ittica: ma il mar Ligure in particolare ha un fondale solcato da profondi crepacci dove, per il riscaldamento anomalo dell’acqua, si generano correnti ascendenti ricche di sali minerali, che a loro volta alimentano una forte crescita del plancton, cibo dei gamberetti che costituiscono il cosidetto krill: che è l’alimento fondamentale dei grandi misticeti, ovvero delle balene. Non spiega l’aumento dei capodogli, cetacei con una robusta dentatura che si nutrono in particolare di calamari giganti. Ma vai a sapere che succede in fondo al mare, dove evidentemente sono in aumento anche loro. È stata tracciata anche una mappa, che riportiamo, sulle rotte delle balene che risalgono il Tirreno fino al “paradiso” del mar Ligure.
Tutto bene, dunque? C’è il risvolto della medaglia, costituito dal traffico marittimo di oltre tremila navi sull’area, particolarmente intenso con la stagione dei traghetti: e infatti la principale causa di morte di balene e capodogli sono gli speronamenti dalle navi, quando i grandi cetaceo sono in superficie a respirare e qualche volta a dormire al sole. Peggio ancora della subitanea morte, per qualche esemplare, è la mutilazione, che porta a una morte ancora peggiore perchè dopo una straziante e lunga agonia.
Molte compagnie di navigazione hanno adottato speciali tecniche di avvistamento e qualcuna ha anche fatto test con rumori simili nel gracchiare d’allarme delle balene stesse. Ma gli speronanti, a sentire Tethys, non sono calati.
A.F.











