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Vini italiani: ora è boom in Giappone

MILANO – I numeri sono chiari: nel primo semestre dall’accordo di libero scambio tra la UE e il Giappone, l’export del made in Italy è cresciuto del 17,2%, per un valore stimato da Sace-Simest di 3,6 miliardi di euro. Il centro studi suddetto prevede che se il trend continuerà così a fine anno il valore sarà diventato oltre 7 miliardi.

Significativo che gli aumenti maggiori dell’export italiano verso il Giappone sia costituito da vino, alimentari della nostra tradizione (+47,4%) seguito da mezzi di trasporto (+16%), abbigliamento tessili lavorati, in particolare di alta gamma (+8,4%). Nello stesso periodo i vini francesi hanno subito, in Giappone, un leggero ribasso di gradimento e sono stati scavalcati dai nostri.

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La drastica riduzione delle barriere doganali è solo in parte avviata. Per alcuni settori sensibili per l’economia giapponese (automobili in particolare) i dazi saranno ridotti progressivamente nel giro di 7 anni. L’accordo pone l’accento anche e specialmente sulla protezione di alcuni prodotti tipici italiani, vini Doc in testa (45 prodotti che comprendono anche formaggi e salumi): tutte le imitazioni che proliferano in altri paesi saranno discriminate in Giappone, in termini estremamente decisi. In termini europei, le imprese UE dei vini – italiane e francesi in primo piano, ma non solo – risparmieranno circa 135 milioni di euro di dazi. I giapponesi stanno imparando a bere vini di qualità; e per i produttori italiani si è aperto un importante sbocco dopo la concorrenza fatta da Australia, Sud America e anche Sudafrica (spesso da emigrati italiani).

Il punto dettagliato della situazione si farà tra pochi giorni, il 5 settembre nella Japan Week di Venezia. Seguirà il 9 ottobre il workshop di Milano per il Japan Business Group.

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Pubblicato il
28 Agosto 2019

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