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Assarmatori è con Moby

Stefano Messina

ROMA – I rapporti fra mondo armatoriale e finanza vanno riscritti e le compagnie di navigazione italiane non possono essere terra di conquista per azioni speculative, mirate a negare la continuità e a minare i livelli occupazionali dei lavoratori e della gente di mare sulla flotta che batte la bandiera nazionale e garantisce servizi pubblici essenziali.

Così Stefano Messina, presidente di Assarmatori, interviene oggi sul caso Moby e sullo scontro in atto fra il Gruppo che fa capo alla famiglia Onorato e i Fondi di investimento speculativi.

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“Nell’affermare con forza – prosegue Stefano Messina – la posizione dell’Associazione a sostegno incondizionato non solo di uno dei suoi associati, ma anche di una delle realtà storiche più importanti della flotta italiana, il caso Moby rappresenta la conferma, purtroppo acuta, di un momento particolarmente delicato nei rapporti fra finanza e shipping. Un momento – prosegue il presidente di Assarmatori – che richiede un ripensamento globale e forse anche la definizione di un nuovo quadro di regole. Lontani ormai i tempi dei rapporti lineari fra gruppi armatoriali e banche disposte e in condizione di sostenere lo sforzo imprenditoriale e di investimento nel rinnovamento delle flotte, ora un’industria così capital intensive come quella del mare e così essenziale per gli equilibri strategici dell’economia e dell’interscambio mondiale non può essere abbandonata ai venti di tempesta della speculazione”.

“Ben vengano – continua Stefano Messina – nuovi player finanziari in grado di sostenere anche gli sforzi che i gruppi armatoriali come Moby stanno ad esempio affrontando nel campo della tutela dell’ambiente, ma è oggi necessario che questi gruppi cessino di considerare le navi, le rotte marittime e specialmente i marittimi, alla tregua di un gioco di Monopoli dove la partita si apre e si chiude in tempi strettissimi con plusvalenze milionarie a favore di chi specula. Lo shipping, e quello italiano in particolare, ha bisogno non di speculatori che acquistano, come avvenuto nella fattispecie, al mercato secondario titoli obbligazionari emessi dalla compagnia, ma di partners che investano in progetti e abbiano nel loro codice genetico finanziario il sostegno, l’affiancamento di iniziative industriali e non speculazioni usa e getta fatte sulla pelle di un gruppo che impiega 5.000 persone e che costituisce un’importante infrastruttura del nostro Paese”.

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Pubblicato il
28 Settembre 2019

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