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Calambrone e il nodo gordiano dei ponti

LIVORNO – Ci sono una notizia buona e una notizia cattiva nel recente annuncio dell’AdSP del Tirreno Settentrionale – i nostri amici di Palazzo Rosciano – sul miliardo e mezzo di euro per il sistema stesso. La buona ovviamente è che da Roma ci hanno assegnato un po’ di finanziamenti: come dice l’AdSP, terzi come quantità di quattrini dopo i due sistemi più vicini al Potere, Genova e Roma. La cattiva, secondo noi, è che ci conferma come la soluzione del “nodo” del Calambrone, – cioè del non nobile interrompimento stradale per arrivare diretti alla Darsena Toscana e specialmente alla sospirata Darsena Europa (l’araba fenice dei sogni portuali livornesi) – sia ancora ben lontana dall’essere anche solo impostata. Palazzo Rosciano riferisce, candidamente, che una parte di questi finanziamenti è destinata alla progettazione del ponte stradale che dovrà sostituire quello sulla foce dello Scolmatore dell’Arno: ponte basso sul pelo dell’acqua e che pertanto impedisce ogni navigazione, dirottando tutte le imbarcazioni dirette o discendenti dalle darsene pisane attraverso il porto di Livorno.

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Siamo cioè soltanto all’avvio della progettazione di un ponte in sostituzione dell’attuale: il che significa, con i tempi normali di queste cose, che ci vorranno mesi e mesi solo per deciderci se il nuovo ponte fiancheggerà quello vecchio con una parte centrale mobile (levatoio, o ruotante, o come diavolo si vorrà fare) o se, molto più correttamente, si andrà a monte della foce come ha proposto a suo tempo Enrico Bonistalli con un ponte senza parti mobili ma più alto sull’acqua com’è il cavalcavia dell’autostrada. I vantaggi? Sarebbero enormi: dividere il traffico verso le darsene (Toscana ed Europa) da quello verso Tirrenia; non ricorrere a settori levatoi che bene male creano intasamenti, colonne di mezzi stradali in attesa, orari e inceppamenti; dirottare il traffico turistico anche dalle aree dei costieri, della Sintermar e di tutto il retroporto.

Rimane poi sospesa, a quanto ne sappiamo, la soluzione dei ponti ferroviari, sempre sul tratto di Scolmatore che sfocia in Darsena Toscana. E finché anche questi ponti mobili non saranno eliminati, non si potrà tombare quello sciagurato braccio d’acqua che ciclicamente rovina i fondali del porto e condiziona ogni sviluppo futuro delle aree verso il mare. La strada dunque è ancora lunga. E visto che non si ricorre alla soluzione di tagliare il nodo gordiano come fece Alessandro il Grande, a quanto pare ci vorrà parecchio prima che si possa riuscire – come diceva Dante – “a riveder le stelle”.

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Pubblicato il
18 Aprile 2020

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