L’ANCIP sul “Rilancio” porti

Enzo Raugei

ROMA – Il decreto “Rilancio” sta mettendo a dura prova anche l’uniformità di visioni all’interno dell’ANCIP, ovvero l’associazione delle compagnie dei portuali italiani. Mentre da alcune compagnie – in particolare a Livorno – si chiede una forte modifica relativa ai supporti concessi agli art. 17 ma non agli art. 16, un documento dell’ANCIP propone a sua volta alcune modifiche al decreto ma non sembra molto interessato agli art. 16. Tanto che il presidente della CPL livornese Enzo Raugei ha già contattato i vertici dell’ANCIP per chiedere che anche il problema sollevato degli art. 16 sia urgentemente inserito nelle richieste.

Da parte sua l’ANCIP ha inviato al governo un’analisi che contiene anche alcune proposte di modifica al decreto Rilancio. Eccone la sintesi.

“Nei porti italiani, a partire dal 2019, si sono verificate numerose iniziative tese a deregolamentare il lavoro, con grave pregiudizio della sicurezza delle operazioni portuali e degli stessi operatori, producendo forti sperequazioni tra porto e porto e mettendo in seria difficoltà le imprese di cui agli articoli 16, 17 e 18 per favorire l’uso promiscuo di personale navigante e personale delle imprese strutturate. Ciò è stato favorito anche da interpretazioni soggettive e non omogenee di singole AdSP, della normativa nazionale, comunitaria e internazionale sul lavoro.

“Ciò ha determinato e sta provocando grave turbamento nella portualità italiana, all’occupazione regolare dei lavoratori e fenomeni di concorrenza sleale verso le imprese strutturate e rispettose delle norme vigenti. Il fenomeno sta degenerando anche per le conseguenze del dispiegarsi del virus Covid-19 che sta producendo una sensibile riduzione delle attività portuali.

“Il problema è all’attenzione del MIT che ha costituito appositi tavoli con le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e nell’incontro svoltosi il 6 marzo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è scaturita la necessità e l’urgenza di prevedere alcune modifiche alla legge 28 febbraio, n. 84 e in particolare all’art. 16.

“Le motivazioni che attengono a tali urgenze sono legate alla ricerca di competitività del sistema portuale italiano, da anni impegnato a trovare una dimensione internazionale, con le modifiche legislative apportate dal 1994 fino alla più recente avvenuta tramite il d.lgs 13 dicembre 2017 n. 232. Lo scopo che si intende perseguire è quello dell’efficientamento del sistema portuale nazionale da ancorare a logiche di sicurezza sul e del lavoro, perseguendo alcuni filoni molto semplici: i portuali, fanno i portuali, i marittimi fanno i marittimi, i terminalisti fanno i terminalisti, gli armatori fanno gli armatori! Pertanto anche la cosiddetta “autoproduzione di operazioni portuali va regolata prendendo a riferimento le normative comunitarie e internazionali recentemente ribadite anche dall’ITF in sede internazionale.

“L’emergenza sanitaria, oltre al danno alla salute, sta colpendo ogni singolo settore produttivo ed economico del Paese. L’auspicabile quanto più ravvicinato ritorno alla normalità deve essere accompagnato da un sistema portuale, come in ogni Paese al mondo, in grado di sostenere la crescita e lo sviluppo senza indugio alcuno nel rispetto delle norme che lo regolano. Pertanto consapevoli dei limiti interpretativi che, dall’entrata in vigore del menzionato d.lgs. n. 232/2017, hanno rappresentato un quadro non omogeneo sul territorio nazionale con evidenti difficoltà ad essi associati anche sul piano sociale, si proporre il seguente emendamento all’art. 16 della legge 84/94.

“La norma non comporta oneri per la finanza pubblica – conclude ANCIP – e anzi consente di ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali per le imprese di cui agli art. 16 e 18 e in particolare degli art. 17”.

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