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È soltanto una questione di prezzo?

LIVORNO – Dunque, siamo arrivati alla fine di questo anno “horribilis” e non ci resta che stramaledire, come cantava Fabrizio D’André, “le donna, il vino ed il governo”. Oppure, come facevano i Ronin dell’antico Giappone, sfoderare la katana e buttarci a capofitto nell’anno nuovo, consapevoli che ci sarà ancora da combattere. Ma secondo quel vecchio e abbastanza stupido detto, pronti a farlo perché “quando il gioco si fa duro i duri amano giocare”. Non so voi, ma io preferirei tempi meno duri.

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Anche per la nostra Gazzetta Marittima il 2020 è stato un anno difficile. E sto usando un eufemismo. Non c’è giornale che quest’anno non sia uscito con le ossa rotte, sul piano finanziario: meno pubblicità perché qualcuno ci ha lasciato le penne e i più hanno creduto di risparmiare qualcosa; più ritardi e più costi postali, per noi che riteniamo – come i grandi giornali, della cui eletta schiera peraltro non facciamo parte – ancora importante la carta stampata, sia pure abbinata al web; abbiamo anche perso per strada una risorsa importante, la nostra Cinzia, che ha trovato un lavoro meno stressante e alla quale auguriamo di cuore buon vento. Chi è rimasto sta stringendo i denti. E finché gli editori faranno lo stesso, continueremo a impegnarci perché la voce della logistica, sia livornese sia nazionale, trovi spazio da noi.

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Ci stiamo anche confrontando con qualche nuova idea, qualche nuovo suggerimento. Ci dicono che le pagine delle partenze dei porti sono ormai un relitto dell’era mesozoica, perché oggi sono gli stessi armatori, le agenzie e a volte le case di spedizione, a mettere sul web con aggiornamenti all’ultima ora tutto quello che serve. Probabilmente ad anno nuovo le aboliremo. Vogliamo creare anche una pagina specifica sulla “rivoluzione verde”, che è diventata il leit motiv anche della logistica: e vi daremo la priorità non solo alla relative notizie ma anche a suggerimenti, indagini, normative. Potenzieremo i commenti. E magari anche le sculacciate: c’è ampio margine per distribuirle.

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Se siete arrivati a leggere fino a qui, troverete anche la spiegazione dell’irriverente vignetta in prima pagina, clonata dal giornale satirico francese “Le canard”. Tutto è in vendita nel campo dei giornali (e non solo) secondo i nostri colleghi d’oltralpe: basta stabilire il prezzo. Può anche darsi che sia così: ma noi manteniamo la cattiva abitudine di cercare di dare pane al pane e vino al vino. Non siamo eroi, non siamo Ronin, forse non siamo niente. A volte sbagliamo, come tutti. Ma finché ci lasceranno scrivere, scriveremo quello che ci pare e – se lo riteniamo corretto – anche quello che pare a voi. Dateci una mano a farlo, se potete.

Dunque, buon anno nuovo e coraggio: alla fine torneremo a rivedere le stelle.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
30 Dicembre 2020

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