LIBRI RICEVUTI: “I Modigliani e i Garsin”; “Notiziario della Marina”

LIBRI RICEVUTI

(di Antonio Fulvi)

“I Modigliani e i Garsin”

Dall’archivio storico camerale

(Edizione CdC Maremma e Tirreno)

La storia, non solo quella minore, si nasconde a volte anche nelle fredde pagine burocratiche degli archivi ufficiali. Ed è bravo chi, sapendo dove mettere le mani, arriva a ripescare perle di notizie trasformando documenti contabili in cultura viva.

È quello che sottolinea il presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno dottor Riccardo Breda, nella breve introduzione alloro di Filippo Lenzi archivista della cooperativa Microstoria, in servizio presso la CdC. Mentre della famiglia Modigliani si è sempre saputo molto – anche con parecchie fake news, dobbiamo ricordare – dei Garsin, la famiglia di provenienza della mamma di Amedeo, poco è stato raccontato. Eppure il bisnonno materno di Amedeo, anch’egli di una attivissima famiglia ebraica, ha avuto parte importante nella vita del grande “artista maledetto”. Le 50 pagine della ricostruzione di Filippo Lenzi ne tracciano non solo il ritratto, ma anche l’inquadramento in una Livorno che era allora, per molti versi, l’ombelico dei traffici commerciali del Mediterraneo.

 

“Notiziario della Marina”

Allegato di Ottobre

“Il sale del comando”

Dell’ammiraglio Paolo Treu

(Ministero della difesa-Marina)

Il notiziario mensile della Marina Militare è una pregevole pubblicazione che, sia pure con il ritardo ormai inguaribile delle nostre Poste, arriva agli abbonati e alle istituzioni con il punto sugli uomini (e donne) con le stellette, sulle navi e sulle strategie.

Questo allegato del numero di ottobre, arrivato solo da pochi giorni, contiene un vero gioiello: il testo – accompagnato da significative foto – del messaggio filmato dal comandante in capo della squadra navale, ammiraglio di squadra Paolo Treu sul tema della leadership sul mare e l’arte del comando sulle navi.

Credo proprio che questa settantina di pagine meriterebbero una attenta lettura non solo da parte degli ufficiali della Marina e delle altre forze armate, ma anche di chi, nelle aziende e un po’ in tutti i luoghi di lavoro, esercita o dovrebbe esercitare la propria autorità per il miglior andamento dell’insieme. L’ammiraglio Treu non ha certo remore nel definire poco adatti al comando coloro – e si riferisce chiaramente a ufficiali inferiori al suo grado, ma anche superiori – che non sono in grado di esercitare una vera leadership: che non è fatta di imposizioni del proprio grado ma di un insieme più pregnante di rapporti umani, di comprensione delle problematiche di ogni singolo membro di un equipaggio, di rispetto per tutti salvo i furbastri scansafatiche. Su una nave, come in tutti i luoghi di lavoro dove donne ed uomini devono cooperare per la riuscita del gruppo, la priorità assoluta – ricorda Treu – è l’equipaggio. E il vero leader è colui che prima ancora dei canoni tradizionali del comando adotta la cura per la sua gente. Un principio che vale su una nave da centinaia di uomini d’equipaggio come su un ufficio di poche persone. Perché il leader – conclude Treu – non è soltanto un manager, anzi spesso è molto di più proprio perché non si limita a programmare al meglio quello che gli viene richiesto ma è uomo d’azione e di innovazione. In alcune pagine, l’ammiraglio riporta, spiegandoli, anche i motti di alcune navi. Chiudendo con quello di nave Vespucci: “Non chi inizia, ma chi persevera”.

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