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PCI e “Giorno del Ricordo”

Riceviamo dalla Federazione di Livorno del PCI una lunga nota sulle celebrazioni delle stragi delle foibe, che siamo costretti a sintetizzare rispettandone lo spirito:

Viene chiamato “Giorno del Ricordo”, ma in realtà troppe cose vengono dimenticate nella narrazione che nel giro di 15 anni è riuscita a imporsi come dominante. La giornata di commemorazione per le “vittime delle foibe” e dell’esodo Giuliano-Dalmata fu istituita nel 2004 dal governo Berlusconi, perlopiù su pressione di Alleanza Nazionale (nata dalle ceneri dei fascisti del MSI). Nel giro di pochi anni, una narrazione che da sempre era riconosciuta come una mistificazione della verità storica, figlia del revisionismo storico neofascista, è stata recepita e adottata ufficialmente dallo Stato italiano e dalle sue istituzioni.

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Il primo modo in cui questo avviene è non contestualizzare l’evento in un determinato periodo storico. Come aveva a dire giustamente Pier Paolo Pasolini del nostro paese che non ha memoria, la verità viene costantemente messa in discussione e manipolata. Infatti da quando il fascismo prese il potere fino al 1943, in Istria e Dalmazia furono i fascisti italiani a imporre una impressionante attività politica sotto forma di segregazione razziale, di italianizzazione forzata e di repressione verso le popolazioni che erano la maggioranza in quei territori.

L’operazione piena di veleno anticomunista sulle foibe oggi si fa strada nelle istituzioni, nei canali di comunicazione e nelle scuole, come mai era avvenuto prima.

Oggi il nostro paese non è quello per cui i partigiani hanno combattuto. L’Italia della precarietà, delle morti sul lavoro, del potere finanziario delle banche e dei padroni ha già rinnegato da tempo il sogno dei partigiani che lottavano per liberazione dal nazifascismo. La resistenza viene tradita.

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Nel pieno rispetto della libertà di pensiero, che troppo spesso viene asservita a ideologie e falsi storici, ospitiamo il richiamo del PCI livornese senza però condividerne gli elementi di fondo. Per quanto contestualizzata in tempi di violenza e di mancato rispetto anche delle stesse leggi di guerra, la strage degli italiani – non solo militari – alle foibe è stato uno degli episodi più oscuri e più efferati in Europa: non certo giustificabile, specie sul piano umano, per la “fascistizzazione” forzata di quei luoghi. Così come altre stragi (fosse di Katin in Polonia, fucilazioni di massa a Cefalonia, i Gulag, tagli di mani e piedi agli ascari italiani dopo la riconquista dell’Etiopia dal negus, eccetera) non sempre le responsabilità sono del comunismo, anche se Stalin e i suoi non sono certo stati di mano leggera. Molte volte ha prevalso la ferocia di pochi contro tanti inermi. Ma mettere una pietra sopra su tutto non ci sembra giusto. Proprio perché non vogliamo che il nostro sia – come diceva Pasolini ed avete giustamente ricordato – un Paese senza memoria.

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Pubblicato il
13 Febbraio 2021

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