Piombino, perché ancora non decolla davvero?

PIOMBINO – Se guardiamo la mappa qui sopra, con uno dei rendering presentati a suo tempo dall’AdSP sullo sviluppo del porto del retroporto, si capisce facilmente come lo scalo di Piombino stia da una parte attirando crescenti interessi, dall’altro costituisca anche un delicato punto di equilibrio (o di squilibrio?) nel sistema portuale del Nord Tirreno.

Il recente “caso” dell’ipotesi Grimaldi per una linea ro/ro con la Sicilia ha lascito in molti l’amaro in bocca: ma ha anche confermato che all’interno di un “sistema” portuale non si può procedere a compartimenti stagni, o peggio strappandosi i traffici tra scali “fratelli”. Oggi, alla vigilia ormai di un luglio che tradizionalmente rappresenta l’inizio del “tirare i remi in barca” da parte della politica per la pausa estiva, le enormi potenzialità di Piombino sono quasi totalmente non sfruttate. Banchine a 20 metri di profondità in Italia se ne trovano poche: piazzali enormi, anche se non sempre sufficientemente attrezzati, ancora di meno; un management intelligente ed appassionato se non è una rarità poco ci manca. Ciò nonostante il porto naviga ancora tra le ipotesi, alcune delle quali realistiche altre meno, con grosse difficoltà per chi già ha fatto il salto e si è impegnato sul territorio. Qualcuno, anche di recente, ha criticato la “piombinizzazione” dell’AdSP di Luciano Guerrieri, con un Comitato di Gestione che non ha nemmeno un livornese. Baruffe di periferia? Forse: fatto sta che Piombino continua ad essere ai margini della galassia. E non riesce a risolvere – dopo oltre vent’anni di chiacchiere – quell’assurdo imbuto stradale della bretella con la A-1 che specie d’estate diventa un incubo per trasportatori e turisti.

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