Al comando di nave “Vespucci”

Nella foto: Il capitano di vascello Bacchi.

LIVORNO – La campagna d’istruzione per gli allievi della 1a classe dell’Accademia Navale, che si concluderà tra domenica 19 e lunedì 20, è un compito impegnativo, che li spinge a sfidare i propri limiti per scoprire il più delle volte che i limiti sono fatti proprio per essere superati. Lo stesso impegno è richiesto all’equipaggio che ha il doppio compito di trasmettere agli allievi i valori della Marina Militare insieme alle nozioni pratiche della condotta di una nave e, allo stesso tempo, essere i marinai della “Signora dei Mari”.

Da queste premesse nasce “Il punto più alto”, Edizioni 5 Terre, un libro scritto dal capitano di vascello Gianfranco Bacchi, 122° comandante della nave scuola Amerigo Vespucci, che racconta in prima persona, con uno stile narrativo semplice e avvincente, il suo primo anno alla guida della “nave più bella del mondo”.

Dal suo primo approccio con la vela in Accademia Navale, il comandante ripercorre incarichi e incontri più significativi che in trent’anni lo hanno portato, un passo alla volta, a coronare il sogno che aveva da ragazzo: tornare sulla nave su cui si era imbarcato per la prima volta da allievo nel 1989 e diventarne comandante.

Destino non comune per gli ufficiali di Marina: pochi quelli che riescono a “chiudere il cerchio” tornando lì, dove tutto ha inizio quando, al termine del primo anno dell’Accademia avviene il battesimo del mare con l’imbarco su nave Vespucci, momento che lascia segni indelebili nel carattere e nei ricordi, traccia la rotta e forma veri marinai e veri equipaggi.

Ancor di più con la campagna d’istruzione del 2020 raccontata nel volume, caratterizzata dall’insorgere della pandemia, che costringe la Marina a riprogrammare il previsto giro del mondo in un saluto all’Italia nei mari che la circondano: senza le soste in porto e le tradizionali visite a bordo è stato forte l’incremento della formazione e l’affiatamento del corso Esperia. Questo il nome che gli allievi ufficiali hanno scelto per il loro corso, ispirati dai sentimenti di vicinanza alla nazione in un momento drammatico: secondo la tradizione è così che gli antichi greci chiamavano l’Italia.

Un vissuto quotidiano intenso ed appassionante che ha il sapore dell’impresa e che evidenzia cosa insegna a tutti i marinai il motto di nave Vespucci “Non chi comincia, ma quel che persevera”: impegno, sacrificio e dedizione possono consentire a tutti di conseguire i propri obiettivi e di raggiungere il proprio, personale, punto più alto.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*