Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Giornalisti, l’Italia va… maluccio

Roberto Giardin di Palermo, che studia scienze politiche, ci ha mandato una mail chiedendo se a nostro parere il mestiere di giornalista può ancora offrire opportunità di lavoro oggi che la carta stampata chiaramente soffre. Ecco la sua nota:

Mi piacerebbe fare il giornalista e mentre studio all’Università sto collaborando con un piccolo giornale locale sul web, occupandomi in particolare di sport. Ho provato a contattare il quotidiano della mia città, ma senza successo. Anzi, mi hanno scoraggiato dicendo che di aspiranti giornalisti ce ne sono anche troppi. È una professione che va a morire?

[hidepost]

*

Francamente, qualche volta ce lo chiediamo anche noi, vecchi cronisti nati quando ancora gli articoli si scrivevano con la penna e si spedivano per “fuorisacco”. Eppure ancora oggi sono quasi mezzo milione i giornalisti in Europa, lo 0,5% della forza lavoro complessiva. Ma è vero che l’Italia – con lo 0,3% – è sotto la media. A metterlo in evidenza proprio in questi giorni è il Quotidiano “Sharing Media” (www.sharing-media.com).

Il Paese con il numero più elevato di giornalisti in rapporto alla popolazione lavoratrice è la Germania con l’1,3%. Sul podio anche la Norvegia con lo 0,8% e – terze a pari merito – si posizionano Finlandia e Svezia, entrambe con lo 0,7%.

Seguono quindi il Regno Unito, la Danimarca, l’Islanda – tutte con circa lo 0,6% – e poi la Francia, il Lussemburgo, la Grecia e la Croazia con lo 0,5%, in linea con la media europea. E quindi l’Austria, la Svizzera e l’Estonia con lo 0,4%.

L’Italia – ferma allo 0,3% – si trova nella parte bassa della classifica, ma più in alto dello 0,2% del Belgio, della Bulgaria, del Portogallo e dell’Ungheria e dello 0,1% dei rimanenti Paesi.

Insieme all’Italia invece – con i giornalisti allo 0,3% della forza lavoro – troviamo anche la Spagna, i Paesi Bassi, la Polonia, la Slovenia, Malta, Cipro, l’Irlanda, la Repubblica Ceca, la Lettonia e la Lituania.

Nel computo si è tenuto conto del numero degli iscritti agli albi professionali – per i Paesi che hanno un albo – ma anche di una stima del numero degli articolisti e dei collaboratori che si dedicano a questa attività pur non essendo (ancora) iscritti ad un ordine professionale.

Conclusione? Non crediamo che la professione sia moribonda, ma certamente sta cambiando: i giornali su carta andranno sempre più specializzandosi, il web rimarrà sovrano per le notizie secche, andranno avanti i giornalisti che sanno non solo raccontare ma anche commentare. Come in tutto, ci sarà una selezione più severa. Ma come diceva il maestro di giornalismo Indro Montanelli, il giornalismo è un mestiere difficile ma è sempre meglio che lavorare…

[/hidepost]

Pubblicato il
29 Gennaio 2022
Ultima modifica
31 Gennaio 2022 - ora: 11:26

Potrebbe interessarti

Livorno, restituire è dura

Non c’è stato niente da fare: gli aumenti della retribuzione concessi ad alcuni funzionari dell’Authority del mar Tirreno settentrionale dall’allora presidente Luciano Guerrieri vanno restituiti. La Corte dei Conti, che su segnalazione dell’allora segretario...

Leggi ancora

Livorno, il maquillage del vecchio porto

Bisogna ammetterlo: c’è un impegno dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Settentrionale nella ripulitura, insomma di un tanto atteso maquillage, a Livorno all’area del Porto Mediceo, anche quella non impegnata dai grandi lavori...

Leggi ancora

Hormuz e le mine fantasma

Il dubbio, francamente, è venuto a parecchi: ma dove sono, se ci sono davvero, le micidiali mine navali che l’Iran avrebbe minato nello stretto di Hormuz? A incrementare le perplessità è arrivata una dichiarazione...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio