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Federlogistica: la Cyber security vada alle AdSP

Luigi Merlo

ROMA – “Il vero e unico faro per programmare e gestire i processi di innovazione tecnologica nei porti sono le Autorità di Sistema Portuale; e non è certo un caso che nel mondo importanti scali marittimi, come Barcellona o San Diego, proprio per la loro centralità e per le funzioni di regia complessiva, siano stati oggetto di cyber attack e per questo  siano stati dotati di risorse, anche professionali, che consentano loro di gestire i processi di digitalizzazione e affrontare i cyber risk, anche per l’intera comunità portuale che governano”.

Secondo Luigi Merlo, presidente di Federlogistica-Conftrasporto, “è venuto il momento di affrontare, con serietà e concretezza e quindi nella gestione delle risorse del PNRR, le tematiche relative all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, dalle quali dipende la sicurezza così come l’efficienza e la competitività dei porti, ma anche dell’intera catena logistica.

I tempi sono stretti: il 2022 sarà l’anno chiave con l’entrata in vigore della Direttiva Europea Nis 2 sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi; Direttiva che estenderà il raggio di azione in molti settori delicati tra i quali i trasporti e i porti, amplierà gli obblighi non solo alle grandi imprese ma anche a quelle medie e prevederà sanzioni elevate per chi non si adegua”.

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“Il sistema logistico e portuale italiano non può farsi trovare impreparato. Le risorse del PNRR per la digitalizzazione devono quindi essere impiegate per aiutare le imprese ma anche le Autorità di Sistema Portuale a strutturarsi. È il caso di ricordare che le stesse AdSP si trovano a far fronte a carichi di lavoro rilevanti per la progettazione e l’implementazione delle opere da realizzare; e proprio in questo scenario devono poter contare su sistemi inviolabili, introducendo da subito la figura del cyber manager”.

Per il presidente di Federlogistica-Conftrasporto, il rischio di attacchi hacker, come quelli subiti da molti porti nel mondo, non è un’ipotesi aleatoria, è invece “terribilmente concreto”. E solo un percorso di digitalizzazione che sfoci rapidamente in Cyber Security Assessment e quindi nell’impiego dei relativi piani di gestione del rischio cyber “può consentire un salto di qualità non più rinviabile”.

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Pubblicato il
19 Febbraio 2022
Ultima modifica
21 Febbraio 2022 - ora: 10:11

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