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Made in Italy e yachting (dove l’Italia “si fa male”)

Nella foto: L’incontro a Porto Cervo.

PORTO CERVO – Quasi 6000 in navigazione, 668 in costruzione, 342 dei quali in Italia. Arabia Saudita in testa, seguita a ruota da Emirati Arabi, fra i nuovi armatori di yacht, che mediamente oggi sono più giovani di 9 anni rispetto agli anni recenti. I dati forniti da Lorenzo Pollicardo, direttore tecnico e ambientale di SYBAss, fanno il paio con un trend di innovazione tecnologica, in parte frutto delle sempre maggiori richieste di high tech, anche green, da parte dei futuri proprietari degli yacht, ma anche di una crescente focalizzazione dei movimenti ambientalisti sugli yacht come generatori di inquinamento. E ciò a fronte di un’emissione globale di Co2 di tutta la flotta mondiale di yacht che è pari allo 0,3% della flotta mondiale di navi impegnate in attività mercantili.

Secondo la denuncia formulata dal presidente di Federagenti Yacht, Teo Titi, l’Italia aggiunge a questo quadro globale” un elemento di autolesionismo, rappresentato da un gravame burocratico nonché normative difformi da porto a porto, ma anche da un numero del tutto inadeguato di porti in grado di accogliere grandi yacht”. Ed è un doppio paradosso visto che un giga-yacht arriva a lasciare sul territorio oltre 50.000 euro al giorno.

Riflettori accesi anche sui grandi progetti per la nautica che sono decollati in Sardegna, tre in particolare; il primo riguarda l’area di Olbia, dove il gruppo SNO sta realizzando un grande centro diversificato per la manutenzione e l’ospitalità dei mega yacht con un investimento di oltre 100 milioni di euro. Ma anche su Cagliari Marina di Porto Rotondo, in collaborazione con una società di Dubai e con il porto turistico di Montecarlo, sta realizzando una base per mega yacht da circa 34 milioni di euro, in un porto – come sottolineato dal presidente dell’AdSP Mare di Sardegna, Massimo Deiana – che sta mettendo sul mercato anche 15 lotti dotati di un travel lift sempre al servizio della cantieristica nautica di altissimo livello.

Ha concluso i lavori del convegno di Porto Cervo, appuntamento annuale ormai di primo piano, organizzato da Federagenti, il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, che ha puntato con forza sulle potenzialità immense di questo settore, ricordando i dati relativi all’occupazione che genera il settore del lusso sul mare (un maxi yacht impiega a tempo pieno un equipaggio di 50 membri e dà lavoro a oltre 250 soggetti imprenditoriali). Solinas ha sottolineato come un distorto concetto di presunta giustizia sociale, rischi di provocare danni inenarrabili in un settore che, per regioni come la Sardegna, oggi più che mai può rappresentare il futuro. Solinas ha parlato anche di “eccessiva morbosità” in controlli che rischiano di allontanare dalle destinazioni italiane e ovviamente da quelle sarde, un mercato e un’utenza che rappresentano un valore aggiunto. Una barca di lusso spende dai 2,3 ai 6 milioni all’anno. “È un denaro che circola – ha concluso Solinas – e resta sul territorio”. E la Sardegna si candida a diventare il polo nautico più importante del Mediterraneo. 

Pubblicato il
29 Aprile 2023

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