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Meno fondi alle auto più alla difesa

ROMA – La coperta è corta, comunque la si tiri lascia scoperto qualcosa. In questa chiave, il dibattito sulla manovra nazionale di bilancio ogni giorni suscita proteste, lamenti, recriminazioni. Adesso è la volta – si legge nei documenti presentati dal ministro delle imprese Adolfo Urso – dell’automotive: che ha subito un taglio pesante degli incentivi per gli acquisti delle auto green, -4,55 miliardi, con un residuo di soli, 1,2 miliardi (taglio dell’80% circa).

È finita la pacchia per chi, cedendo agli aiuti di Stato, vorrebbe cambiare l’auto.

È giusto, è comprensibile? Tutte le risorse – ha detto Urso – vanno puntate sugli investimenti produttivi, aiutando le aziende, in particolare quelle della componentistica, che sono la vera forza nazionale.

E puntando anche sulla Difesa, prima di tutto in campo navale, viste le crescenti tensioni internazionali e le sfide in atto anche sul Mediterraneo: con 3 miliardi iniziali e altri 8 distribuiti nei prossimi cinque anni, che sembrano questi ultimi più che altro un gesto di …buona volontà, sperando nello Stellone. Con queste risorse l’Italia punta a sviluppare il settore tecnologico per la difesa d’area, l’aeronautica ma specialmente il piano delle fregate Fremm della Marina Militare, che stanno diventando la vera spina dorsale anche per le proiezioni in difesa dei traffici marittimi nel Mediterraneo “allargato”, ovvero oltre il Corno d’Africa e nel golfo di Guinea. 

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Lo chiedono con forza non solo gli armatori italiani, ma tutto il mondo della logistica, sempre più dipendente dagli attacchi (Houthi e pirateria) alle nostre navi mercantili. Siamo in tempi di guerra, anzi di guerre: bisogna che gli italiani se ne facciano una ragione, anche se è dura. E se minaccia di essere ancora più dura nei prossimi tempi. 

(A.F.)

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Pubblicato il
6 Novembre 2024

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