Il primato di Olt: al debutto con il primo carico di Gnl distribuito “al dettaglio”
L’offshore ora l’ok anche per il bio-Gnl. Snam è salita al 100%: dietro le quinte della scelta

Il rigassificatore di Olt Offshore Lng Toscana, 22 chilometri al largo delle coste di Livorno, ora è al 100% in mano a Snam (azionista di riferimento il colosso della finanza pubblica Cassa Depositi Prestiti)
LIVORNO. Il debutto operativo del nuovo servizio segna una svolta per il rigassificatore offshore Olt, posizionato 22 chilometri al largo delle coste livornesi: la nave-terminale ha ricevuto il primo carico “small scale” di gas naturale liquefatto (Gnl) segnando «l’avvio operativo delle attività commerciali di questo nuovo servizio fondamentale per il completamento della logistica del gas naturale liquefatto in Italia», come sottolineato da parte del quartier generale di Olt Offshore Lng Toscana. L’ha fatto annunciando l’identikit di questo primo carico: 4mila metri cubi di gas consegnati attraverso la piccola nave metaniera “Green Zeebrugge” operata da Axpo. Quest’ultimo è «il più grande produttore di energia in Svizzera» e figura sui mercati energetici a livello internazionale, a cominciare dalla commercializzazione di energia solare ed eolica.
La società del rigassificatore insiste su un aspetto: è la «prima operazione di bunkeraggio interamente italiana», e il terminale al largo di Livorno è «il primo in Italia a offrire questo tipo dl servizio» – diciamo così, al “dettaglio” – he è indispensabile per «supportare in modo concreto la decarbonizzazione del settore dei trasporti marittimi e terrestri».
Di cosa si tratta? Al di là dell’attività del rigassificatore di ricevere grandi metaniere che consegnano gas allo stato liquido da trasformare per l’immissione in rete, il nuovo servizio distribuisce il Gnl dal terminale offshore su piccole navi metaniere: queste ultime – viene fatto rilevare – pensano poi a rifornire navi alimentate a gas naturale liquefatto o consegnare il prodotto ai depositi costieri del Mediterraneo.
Da parte di Olt Offshore Lng Toscana ribadiscono che c’è un «crescente interesse del mercato» per questo tipo di servizio: lo hanno confermato anche «gli esiti delle prime aste dedicate allo “small scale Lng”, cioè questa distribuzione al “dettaglio”, che si sono svolte nei mesi scorsi (ottobre e dicembre 2025)»: sono stati «complessivamente allocati 15 slot». La società annuncia che «nei prossimi mesi» Olt metterà a disposizione «nuovi slot per rispondere alle esigenze degli operatori», è stato detto.
L’annuncio che questa svolta sarebbe presto concretamente arrivata era stato dato nell’autunno scorso, rivendicando già allora il fatto di essere il primo terminale in Italia a mettere in campo un servizio di vendita di quantità medio-piccole di gas: in novembre erano state concluse le prime aste per assegnare «12 slot da 7.500 metri cubi liquidi ciascuno».

Il primo carico “small scale” del terminale gas offshore di Olt
A quanto annunciato si aggiunge anche una seconda novità che bussa alle porte, sempre in questo campo: potrebbe arrivare bio-Gnl al posto del Gnl tradizionale. Il terminale nelle acque davanti al porto di Livorno, secondo quanto mette in risalto la società, è adesso «pronto a ricevere e gestire bio-Gnl grazie al recente ottenimento della certificazione Iscc Eu, uno standard riconosciuto a livello di Unione Europea («e valido a livello internazionale») che garantisce «sostenibilità e tracciabilità delle filiere energetiche rinnovabili, in conformità alla Direttiva Red III».
Con il servizio di “virtual liquefaction”, già oggi Olt permette agli utenti di «effettuare transazioni al “Psv” e ricevere Gnl nei serbatoi del terminale». In virtù della certificazione Iscc, adesso «le partite di gas scambiate come biometano potranno essere identificate come bio-Gnl». Non è un aspetto per niente secondario, ribadisce la società del rigassificatore: il bio-Gnl è un bel passo avanti in quanto:
- consente «riduzioni significative delle emissioni di CO2»,
- è compatibile con l’infrastruttura del Gnl tradizionale
- offre (insieme allo “small scale”) una soluzione pronto uso e realistica per «accompagnare la transizione energetica».
Se Olt insiste sulla certificazione Iscc è perché in tal modo «mette a disposizione del Paese un’infrastruttura energetica sempre più flessibile, sicura e capace di supportare l’integrazione di combustibili a ridotto impatto ambientale».
Ma c’è anche una terza novità e riguarda l’assetto proprietario di Olt Offshore Lng Toscana: in passato è stata anche una realtà fortemente internazionalizzata con la presenza di colossi energetici tedeschi (E.On) e giganti finanziari asiatici (Mitsubishi come controllante del fondo australiano First Sentier Investors), adesso invece si è completata l’operazione che ha portato il Paese a reimpossessarsi del pieno controllo su infrastrutture-chiave per la propria autonomia strategica. È per questo che Snam (con il big pubblico del risparmio postale Cassa Depositi Prestiti nel ruolo di azionista di riferimento con il 30%) è prima entrato sul ponte di comando con il 48% in tandem con l’altro socio di pari grandezza, poi ha rilevato la quota del fondo australiano salendo al 97%. Infine, in questi primi giorni di marzo ha reso noto di aver concluso l’operazione di acquisizione e di aver raggiunto un accordo per rilevare anche la piccola quota residua (meno del 3%) in mano alla flotta indipendente Golar. Risultato: il 100% di Olt è in mano al capitale pubblico made in Italy.
Vale la pena di porre mente al fatto che, al di là di quanto accade con l’impianto nel mare davanti a Livorno, Snam ha in mano partecipazioni di controllo in tutti i terminali di rigassificazione attivi in Italia:
- il 100% dell’impianto a terra nella zona di Panigaglia (La Spezia): in funzione da più di mezzo secolo;
- il 100% di “Bw Singapore”, rigassificatore offshore, collocati nel mare dinnanzi al litorale di Ravenna: messo in moto dallo scorso mese di maggio
- il 30% del terminale “Adriatic Lng” reaiizzato nel mar Adriatico davanti alle coste di Rovigo: attivo da almeno 15 anni
- il 100% del rigassificatore “Italis”, che è qualcosa di intermedio fra offshore e a terra: è nel porto di Piombino (Livorno), dunque galleggiante sì ma a pochi metri dalla banchina, è in attività dall’estate di tre anni fa
Beninteso, Snam non è una di quelle conglomerate di finanza che appiccicano insieme un po’ di roba e attività finché dura: ha alle spalle una esperienza di 85 anni nella realizzazione e gestione di infrastrutture del gas naturale. Il gas è proprio il suo mestiere, visto che è fra i principali operatori europei in tre ambiti di affari:
- nel trasporto del gas: è al primo posto in campo europeo, conta su oltre 38mila chilometri di rete in Italia e all’estero;
- nello stoccaggio: le proprie strutture valgono da sole «un sesto dell’intera capacità dell’Unione Europea»;
- nella rigassificazione: è oggi «il terzo operatore europeo, con una capacità annua gestita (o co-gestita) pari a 28 miliardi di metri cubi».
È da aggiungere che il rigassificatore livornese è operativo da più di una dozzina di anni e ha una capacità di rigassificazione annua complessiva che dagli iniziali 3,7 milioni di metri cubi standard è stata poi innalzata a 5 miliardi di metri cubi: il che equivale quasi «all’8% della domanda complessiva di gas in Italia».











