L’ennesima beffa sul caso Liberty Magona: all’ultimo minuto slitta l’incontro
Il sindacato: dateci risposte. «Occhio alla scadenza della composizione negoziata»

L’ingresso dello stabilimento Liberty Magina a Piombino
PIOMBINO (Livorno). La soluzione per lo stabilimento siderurgico piombinese di Liberty Magona sembra sempre a un passo. Ma il problema è proprio quello: appare a portata di mano, praticamente in dirittura d’arrivo ormai da mesi e mesi. Eppure per un motivo o per l’altro il traguardo è sempre un po’ più in là. L’ultimo esempio è «l’ulteriore slittamento in extremis dell’incontro al ministero» che mercoledì 18 marzo avrebbe riportato sotto la luce dei riflettori il futuro della fabbrica. A darne notizia è il sindacato metalmeccanici Cgil sottolineando che l’ennesimo slittamento «desta grande preoccupazione e alimenta ulteriore incertezze».
Il rinvio è una brutta notizia in sé, ma – tiene a precisare il sindacato – qui lo è anche per altre due ragioni che ne appesantiscono il significato: da un lato, l’incontro slitta «a data da destinarsi»; dall’altro, la comunicazione del rinvio è arrivata proprio all’ultimo minuto («ci è stata comunicata martedì 17 marzo alle ore 19.59»).
Dal quartier generale di Fiom Cgil si cerca di non limitarsi alla lamentazione: «Sicuramente le parti staranno discutendo per riuscire a trovare una soluzione alla vertenza: la soluzione non è purtroppo scontata». Resta il fatto – viene messo in risalto – che «dobbiamo evidenziare come questo livello di incertezza contribuisca ad aumentare le difficoltà e i timori dei lavoratori di Liberty Magona e del suo indotto».
Insomma, il tempo non è una variabile indipendente perché in mezzo non ci sono entità astratte bensì le esistenze di centinaia e centinaia di famiglie alle prese con dubbi pesanti sulla possibilità di andare avanti: «C’è bisogno di un cambio di passo, più si allungano i tempi e più le cose si fanno complesse», dice il sindacato.
Il sindacato ricorda altresì che «nell’incontro dello scorso 12 gennaio al ministero è stata prorogata di 3 mesi la procedura di “composizione negoziata della crisi”. Occhio, la scadenza del termine «si sta progressivamente avvicinando e non avere ancora una situazione chiara e definita non fa altro che incrementare il livello di preoccupazione», è la sottolineatura da parte dell’organizzazione dei lavoratori, che torna a chiedere «risposte rapide e concrete». Lo ripete con una sorta di aut aut: o le risposte arrivano o «scatterà la mobilitazione a tutela della dignità e del futuro dei lavoratori».











