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INNOVAZIONE

Il “robot anti-fatica” si indossa come uno zainetto: ecco come aiuta i portuali

Livorno apripista grazie alla startup del Sant’Anna e alla Compagnia (più l'Authority)

Jonathan Mattei, lavoratore portuale, a bordo della nave “EcoValencia” della flotta Grimaldi, mentre compie la manivra di rizzaggio del carico indossando l’esoscheletro

LIVORNO. La battutina spunta facile facile mentre Davide Gariglio, presidente dell’Authority livornese, indossa l’esoscheletro, una sorta di “scheletro esterno” che aiuta a evitare l’affaticamento nel sollevare pesi o, come nella fattispecie, nelle operazioni a bordo nave. Macché ‘sto “zainetto anti-fatica”, gli ci vorrebbe una armatura medievale o una “lorica hamata”, meglio con elmo a doppia celata e magari durlindana. Ha da reggere gli urti di Palazzo Rosciano, che si tratti del ring per la conquista del posto da segretario generale, del ping pong sulla Darsena Europa o della rissa sui soldi del nuovo ponte sullo Scolmatore.

Fuor di battuta, invece, questa attrezzatura in fibra di carbonio la indossa Jonathan Mattei, da quasi dieci anni al lavoro sulle banchine (e da quattro in Compagnia portuale). È a bordo della “Eco-Valencia” della flotta Grimaldi e sulla sponda est della Darsena Toscana effettua il test: non è una novità per lui, sono quasi due mesi che lavora con questo “coso” sulle spalle. E, senza farsi prendere dalla fregola della novità, dice chiaro e tondo che «lo senti che ti aiuta, più che nell’immediatezza del singolo sforzo, è sul lungo andare che se ne sente il beneficio: a fine giornata. Anzi, più ancora alla fine di parecchie giornate». Quanto giova? «Diciamo che a occhio, secondo la mia impressione del tutto personale, la fatica si abbassa di un buon 60%».

Meno fatica per un movimento da ripetere cento, mille volte

Lo ripete mentre effettua le manovre di rizzaggio e derizzaggio che effettua una infinità di volte insieme alla sua squadra di compagni di lavoro: cioè agganciare ad alcune feritoie nel pavimento della stiva i cavi che tengono bloccato in tensione il semirimorchio mentre un cavalletto lo rialza leggermente dal suolo. Serve per tenere fermo il carico: andar per mare non significa sempre fare una giratina in una tinozza, talvolta venti e onde sbatacchiano la nave e bisogna evitare che il carico si danneggi sbattendo a destra e a manca così come che crei guai alla navigazione. Fondamentale, insomma.

Mattei compie e ricompie quel che fa ogni giorno e si vede abbastanza chiaramente come lo “scheletro esterno” scarica la forza meccanica e ne riduce lo sforzo: forse – lo dice anche il lavoratore stesso – c’entra anche il fatto che quest’ “armatura anti-sforzo” lo spinge a tenere una certa postura del corpo, meno basata sull’azione della schiena e più su quella tipo “squat”.

Il presidente dell’Authority livornese, Davide Gariglio, presenta l’esoscheletro indossandolo durante la dimostrazione a Palazzo Rosciano, sede dell’ente portuale

Due attrezzature: per la zona lombare e per le spalle

Questa attrezzatura robotica da indossare sembra un po’ uno zaino ed è vincolata al corpo stringendola secondo la misura della taglia giusta. Ha due tipi di impieghi: a bordo della “Eco-Valencia” viene mostrato il modello che si occupa di alleviare lo sforzo nella zona lombare-sacrale. Poco prima a Palazzo Rosciano, nel primo round di presentazione, il presidente dell’ente portuale Davide Gariglio ha provato personalmente l’altro dispositivo indossabile, quello adatto ai sollevamenti con le braccia: «È vero, lo sforzo diminuisce: posso testimoniarlo in presa diretta».

Queste sono sensazioni soggettive, ma gli ingegneri che hanno lavorato al progetto hanno misurato scientificamente di quanto calano la fatica e lo sforzo: riguardo alla muscolatura della schiena è sollecitata «fino al 25%» in meno, relativamente alla spalla la diminuzione è «fino al 35%». In una seconda fase di test, è emerso da ulteriori analisi che arriva al dimezzamento la riduzione nello sforzo percepito da parte dei lavoratori.

Gli accertamenti sono stati fatti – afferma l’ingegner Andrea Parri, responsabile del progetto – con un elettromiografo di superficie con le rilevazioni dal vivo in presa diretta mediante elettrodi in certo qual modo simili a quelli dell’elettrocardiogramma. Non solo: tutti questi anni di analisi e rilevazioni si sono consolidati in letteratura scientifica grazie alla pubblicazione di una ricerca.

Il numero uno dei portuali livornesi, Enzo Raugei, va dritto al punto: «Come mai abbiamo deciso di investire in questa tecnologia? Per via dei benefici che nel medio-lungo periodo potrà garantire ai nostri lavoratori portuali». Al di là degli infortuni sul lavoro c’è anche il progressivo logoramento fisico che mese dopo mese, anno dopo anno, potrebbe far insorgere patologie croniche anche invalidanti, dice Raugei. «È questa la ragione che ci ha spinto a renderci fin dall’inizio disponibili a questo tipo di sperimentazione e, in seguito, anche alla seconda fase, che prevede l’acquisto e l’utilizzo dei dispositivi», aggiunge mettendo in  risalto «il primato della Compagnia livornese nell’impiego degli esoscheletri in ambito portuale».

Davide Gariglio, numero uno dell’Authority dl Nord Tirreno, e Enzo Raugei, presidente della Compagnia portuale, a bordo della nave “EcoValencia”

Questa storia ha una storia: lunga quattro anni

È una storia che non nasce un lunedì mattina, giusto per imbastire una photo-opportunity per far fare bella figura al presidente: sono poco meno di quattro anni che l’Authority di Livorno ha messo gli occhi su questa sperimentazione. Prima c’è stata la fase di analisi per arrivare a individuare nella quotidianità delle mansioni operaie in porto quali movimenti si prestassero di più a un utilizzo dell’esoscheletro. C’è da tener presente che comunque è una struttura esterna al corpo e bisogna far sì che sia di aiuto ai movimenti, non che li renda impacciati, magari in qualche spazio angusto delle stive, o che diventi un peso in sovrappiù che grava sulla colonna vertebrale. Sta di fatto – lo confermano gli ingegneri del team – che diversi porti stanno cominciando a muoversi in questo campo, ma «Livorno è forse quello più avanzato in Europa».

È una storia lunghina anche quella di Iuvo, startup con campo base a Pontedera, nata più di dieci anni fa dalla costola dell’istituto di robotica della Scuola Sant’Anna e poi entrata nella galassia societaria di un gigante dell’automazione industriale com’è Comau.

Il passaggio, adesso? La Compagnia portuale ha acquistato due di queste attrezzature robotiche indossabili, costo 3.500 euro ciascuna. La sperimentazione è uscita dalle aule universitarie e dai laboratori di ricerca per farsi attività in ambiente reale, sulle banchine, nella vita di tutti i giorni, in situazione concreta. Ora c’è una ulteriore svolta: «Contiamo di prenderne almeno una quindicina: lo dico – spiega il presidente Enzo Raugei – per poterle distribuire anche al resto della squadra che di volta in volta è al lavoro. Ciascuna attrezzatura ha cinghiette e laccetti per regolare la vestibilità a misura di chi lo sta indossando, dunque ogni dispositivo può esser passato dall’uno all’altro».  Aggiungendo poi: «Voglio capire anche se possiamo contare su contributi e incentivi da parte di soggetti come l’Inail, per dirne uno, che potrebbero essere coinvolti e interessati a questa sperimentazione così direttamente operativa».

Davide Gariglio (presidente dell’Authority Livorno-Piombino) e Jonathan Mattei (lavoratore portuale) durante la presentazione della sperimentazione dell’esoscheletro

Il Gariglio-pensiero: non di soli traffici e infrastrutture, ma di persone…

«L’impiego dell’innovazione tecnologia più spunta l’abbiamo vista in azione sulle banchine: per abbassare drasticamente i costi operativi, per aumentare la sicurezza della navigazione, per rendere più sprint lo sdoganamento della merce. Adesso il balzo in avanti riguarda un aspetto troppo spesso sottovalutato: il capitale “persona”». Parole e musica del presidente dell’Authority Davide Gariglio, che sottolinea l’importanza di «qualcosa che vada a beneficio dei lavoratori portuali». Da tradurre con un ritornello del Gariglio-pensiero: «Il porto non è solo traffici e infrastrutture bensì soprattutto persone, e ogni passo in avanti in termini di benessere sociale vale per me più di ogni “per cento” qualcosa in più».

L’amministratore delegato di Iuvo, Alberto Fornaro, mette l’accento sull’atteggiamento di apertura a queste nuove tecnologie indossabili che è stato manifestato tanto dall’istituzione di Palazzo Rosciano che dalle imprese coinvolte: è «la riconferma – rincara – di come questa innovativa tecnologia possa essere applicata con successo in numerosi settori, riducendo significativamente l’affaticamento fisico e migliorando la qualità di vita delle persone».

L’ingegner Andrea Parri, responsabile del progetto, prepara l’esoscheletro addosso al presidente dell’Authority Gariglio

Pubblicato il
23 Marzo 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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