La Normale di Pisa acquista i libri censurati dal Pentagono e li offre agli studiosi
Accusati di essere troppo filo-inclusione, gli Usa li hanno cancellati dalle biblioteche militari

La biblioteca della Us Naval Academy dalla quale sono stati eliminati 400 libri perché contrari all’ideologia di Trump
PISA. Secondo quanto disposto dall’ufficio del “ministro” (segretario) della difesa Pete Hegseth, il Pentagono si è ritrovato a ordinare alla propria Us Naval Academy di Annapolis (Maryland) di far sparire «quasi 400 libri dalla sua biblioteca»: tutti testi «legati alla diversità, equità e inclusione». La notizia è rintracciabile su giornali internazionali come il “New York Times” o il “Guardian”, statunitense l’uno e britannico l’altro, così come la Bbc elvetica, cioè il servizio internazionale online della Società svizzera di radiotelevisione (Swissinfo). Come se parlassimo di una Corea del Nord, d’una Eritrea o d’un Turkmenistan qualsiasi, tanto per citare alcuni fra i Paesi in cui la censura fa sentire di più il suo morso…
Ma stiamo parlando di un fatto che risale all’aprile scorso: perché ne riparliamo adesso? La novità arriva dalla Toscana, anzi da una fucina dei migliori cervelli che abbiamo in Toscana: la Scuola Normale. È appunto per reagire a tutto questo (e per accendere i riflettori sulla situazione di difficoltà che stanno vivendo le scuole e le accademie più importanti al mondo, quelle americane) che dalla Scuola Normale Superiore di Pisa è arrivato un piccolo grande gesto simbolico: l’istituzione universitaria simbolo dell’eccellenza del sapere ha «deciso – viene reso noto – di acquistare e mettere a disposizione di tutta la comunità degli studiosi una parte dei titoli di libri che l’Accademia Navale degli Stati Uniti ha voluto togliere dai propri scaffali di consultazione circa un anno fa».
Si tratta delle «copie di una quarantina dei 381 testi censurati dalla Biblioteca Nimitz: adesso questi libri diventano il “fondo Nimitz” della Biblioteca della Normale, nella sede fiorentina di Palazzo Vegni», in via San Niccolò 91, in zona Ponte alle Grazie (nella cui aula magna nella mattinata di oggi 23 marzo l’iniziativa sarà ufficialmente presentata). La loro colpa? Essere in rotta di collisione con l’ideologia di Trump.
Alla presentazione di questa scelta anti-censura è annunciata la partecipazione di un gruppo di studiosi:
- Guglielmo Meardi, preside della Classe di Scienze politico-sociali
- Donatella Della Porta, direttrice del Centro Studi sui Movimenti Sociali
- Francesco Caglioti, presidente del comitato scientifico della Biblioteca della Scuola Normale
- Marco Deseriis e Giuseppe Lipari, esponenti del comitato scientifico della Biblioteca della Scuola Normale
- Giada Bonu Rosenkranz e Angela Adami, ricercatrici
- Enrico Martellini, responsabile della Biblioteca della Scuola Normale.
Le autorità statunitensi hanno compiuto tale scelta censoria – questa la sottolineatura che arriva dalla Normale – «sulla base di un programma di indirizzo dell’amministrazione centrale volto a contrastare l’utilizzo di opere riguardanti diversità, equità e inclusione per la formazione degli allievi e delle allieve nelle scuole e accademie militari». Più in generale: l’episodio si inquadra «nella guerra alla “woke culture” dell’amministrazione Trump».











