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INVESTIMENTI

Oltre il Rinascimento: la Toscana fra le 4 regioni preferite dai capitali stranieri

303 casi in sei anni, 12 miliardi di valore, 15mila posti di lavoro

Baker Hughes è un iinvestimento internazionale che si occupa di alta tecnologia e in Toscana è presnte a Firenze e a Carrara: qui la recente presentazione di attrezzature di perforazione avanzata

FIRENZE. Dal 2019 fino allo scorso dicembre – periodo decisamente complicato fra Covid, guerre e sconquassi geopolitici – si sono contate in Toscana 303 operazioni di investimento estero, 202 delle quali sono nuovi progetti su terreni “vergini” non industrializzati più un centinaio di operazioni di fusione e acquisizione. Al tirar della riga del totale, parliamo di «un valore complessivo di oltre 12 miliardi di euro» con la creazione di «oltre 15 mila nuovi posti di lavoro».

In realtà, non è un fulmine a ciel sereno o comunque una novità inattesa. A cominciare dal fatto che tutto questo è “atterrato” in un contesto in cui i capitali internazionali sono già ampiamente presenti: «Attualmente in Toscana ci sono circa 1.400 società a controllo estero, operative in oltre 3.500 unità locali, che danno occupazione a più di 90mila addetti». Con un dinamismo che non si ferma: «Nel 2025 aziende come Solvay, Toppan e Baker Hughes hanno sviluppato operazioni di espansione, e a queste si aggiunge il nuovo progetto avviato da Kedrion».

Nel complesso, c’è un dato che forse più di altri viene messo in risalto dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani nell’evento di presentazione del dossier al quale ha preso parte anche l’assessore Leonardo Marras che ha in mano la regia di materie come economia, turismo e agricoltura. La Toscana – questo il dato-clou, dice Giani – occupa il quarto posto a livello nazionale per nuovi investimenti esteri e conferma «la grande propensione ad attrarre capitali da Usa, Germania e Francia». Poi nell’enfasi della cosa è saltato fuori come un primato addirittura europeo: è un po’ meno che così ma non c’è dubbio che il risultato sia ugualmente di rilievo. Anche perché smonta la narrazione per cui la Toscana dovrebbe smontare pezzo su pezzo la manifattura industriale e diventare una sorta di “Disneyland culturale” fra Giotto e Brunelleschi, fra Simone Martini e Beato Angelico. Insomma, a marcia indietro per impacchettare il Rinascimento e venderlo ai turisti nella boccia con la neve.

Beninteso, può mostrare sorpresa solo chi non si era accorto nemmeno del fatto che nelle scorse settimane era arrivato per la Toscana un doppio riconoscimento per investimenti esteri ad alto impatto sul palcoscenico degli “Investment Impact Awards 2026” che portano la firma di fDi Intelligence (galassia Financial Times): in quel caso si è trattato di un primo posto per il progetto di espansione di Eli Lilly a Sesto Fiorentino (in fatto di progetti operativi di medie dimensioni) e di un quarto posto riguardo al progetto targato Metinvest Adria sulla ruota di Piombino.

C’è dell’altro. «L’attitudine toscana ad attrarre e radicare imprese estere – dicono dallo stato maggiore della Regione Toscana – è confermata anche dai risultati del bando finanziato con risorse Fesr 2021-2027: 12 progetti presentati per complessivi 14 milioni di euro di investimento».

È l’identikit che emerge dal meeting annuale a Firenze, nella sede di Palazzo Strozzi Sacrati, per fare il punto su «strategie, obiettivi e risultati» di “Invest in Tuscany”, la struttura dedicata con cui la Regione Toscana cerca di attrarre investimenti soprattutto di gruppi internazionali facendo da interfaccia unificata per imprese che abbiano intenzione di mettere radici in territorio toscano (o di ampliare quelle che hanno).

Il dossier della Community Toscana di The European House Ambrosetti (Teha Group) indica che nel 2024 la regione ha visto il Pil crescere un qualcosina più della media nazionale (2,9% la Toscana, 2,7% l’Italia) con le stime 2025 che parlano di un più 0,8%.

Il sistema economico è fondato sull’export. I 76,3 miliardi del 2025 valgono un doppio primato: non c’è un’altra fetta del Bel Paese in cui il rapporto export/Pil sia così alto (53,1%); e nemmeno in cui l’incremento a paragone del 2024 sia così rilevante (più 21,3%), a fare da traino soprattutto «farmaceutico, metalli e moda». Ma con un “ma”: non c’è neanche nessun’altra realtà in cui sia così forte l’export verso gli Usa (12,4 miliardi di euro, 16,2% del totale di quanto va all’estero). Un tempo sembrava una fattura senza rischio di insoluto, ora con i dazi di Trump mostra vulnerabilità.

DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si dà conto di un bando della Regione Toscana. di 12 progetti nel segno dell’innovazione (e della voglia di non limitarsi a campare di passato)

DALL’ARCHIVIO/2: qui  il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si racconta la missione in Giappone all’Expo di Osaka: la Toscana si mette in mostra fra Vespa, Ferragamo e design

DALL’ARCHIVIO/3: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima che presenta la “Tuscan Yachting Week” che porta a scoprire come la Toscana sia il regno delle produzioni della grande nautica internazionale

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani

I dati del report, rilanciati dalla Regione Toscana, mettono in fila una sfilza di elementi di forza:

  • la geotermia copre il 66,6% della produzione di rinnovabili
  • il 63,8% delle famiglie risulta avere accesso alla copertura della banda larga (terzo posto fra le regioni italiane).
  • il tasso di disoccupazione al 4,4% è «tra i più bassi in Italia»
  • l’occupazione femminile ha raggiunto il 64,3% (quarta posizione fra le regioni italiane)

Il report di Teha fa riferimento a una griglia di 38 indicatori per misurare la “febbre” del sistema territoriale toscano: nel 2025 il segno “più” vale per più di due indicatori su tre. Viene segnalato: «I miglioramenti principali riguardano Apertura e Mercato del lavoro/istruzione e Transizione verde. Quelli più deboli insistono su Innovazione e transizione digitale».

Però c’è anche qualche “però”: ad esempio, ancora il 38,3% di rifiuti vengono conferiti in discarica. La dinamica della demografia toscana è in affanno e le stime parlano di tre milioni e mezzo di residenti nel 2050), senza contare che permane un disallineamento fra offerta di lavoro e formazione dei giovani: il risultato è non basta creare posti di lavori: anzi, risulta «difficile coprire quasi il 50% delle assunzioni».

Nel tentativo di invertire la tendenza, la Regione Toscana ha fatto la mossa che ci si potrebbe attendere sulla base del buonsenso: potenziare le Its Academy per la formazione post-diploma senza andare all’università, dai 24 percorsi che c’erano nel 2020 nel biennio attuale sono quasi il triplo (67).  nel biennio 2025/2026.

L’assessore regionale Leonardo Marras: ha in mano gli assessorati di tipo economico

Queste le parole del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: «Ci siamo dotati di una struttura specifica, che si occupa di creare le opportunità per catturare investimenti esteri. Spesso ci sono aspetti legati a normative e regolamenti, ma molto importanti sono anche le relazioni umane che si vengono ad instaurare tra le aziende che intravedono possibilità di investire e scelgono se venire o meno in Toscana». Aggiungendo poi alcuni dati che abbiamo già sottolineato: 303 operazioni, un volano di 12 miliardi di euro, 15mila posti di lavoro: quanto basta per vederla come «la riprova della bontà dell’esistenza di questa struttura specifica».

Sui 12 miliardi di investimenti esteri in un periodo così inquieto come gi ultimi sei anni insiste anche l’assessore Marras: è la prova del nove del fatto che la Toscana «continua ad essere accogliente per le imprese, e questo grazie a competenze e condizioni favorevoli che favoriscono nuovi insediamenti industriali». Aggiungendo poi: «Dobbiamo continuare ad essere accoglienti anche se resistere a questa situazione internazionale diventa sempre più complicato». Cion una sottolineatura che indica una bussola: «Alcuni settori come la farmaceutica, le scienze della vita o le tecnologie legate all’idrogeno mostrano prospettive interessanti: si tratta di capire se quelli più maturi possono resistere, non cedere alla rendita e provare a sviluppare progetti di insediamento industriale in aree che sotto questo profilo sono ancora vitali».

Pubblicato il
24 Marzo 2026
di GIULIANO DONATI

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