Export: il boom di Massa Carrara, Pisa si sta riprendendo
Il report della Cciaa: Lucca in lieve calo ma rimanendo su livelli record
VIAREGGIO. Per quanto possa esser stato complicato e benché il contesto internazionale abbia dovuto vedersela con una fase di «elevata incertezza», nell’arco dei dodici mesi dell’annata 2025 l’export del sistema economico della Toscana di Nord Ovest – quelle delle province di Pisa, Lucca e Massa Carrara – è stato contrassegnato da «una sostanziale tenuta».
Ma è la risultante di comportamenti differenti per ciascuno dei tre territori che la compongono: mentre il commercio internazionale fatica a crescere un po’ più dello zero e le esportazioni italiane aumentano del 3,3%, ecco che la “fotografia” di questo spicchio di Toscana si divide fra Massa-Carrara che «registra una crescita sostenuta (trainata dalla meccanica)»; Pisa che mostra «un parziale recupero grazie a farmaceutico e abbigliamento»; Lucca è sì «in lieve flessione per le contrazioni di olio e meccanica» ma mantiene «valori prossimi ai massimi storici». Nel frattempo invece la Toscana nel suo insieme segna «una crescita rilevante (più 21,3%), sostenuta in larga parte dalla farmaceutica». Ecco cosa dicono i dati Istat relativi al commercio internazionale nell’elaborazione che è stata messa a punto daLla Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest e dall’Istituto Studi e Ricerche (Isr).
Provincia di Lucca. Viene giudicato un rimbalzo fisiologico il ridimensionamento rispetto al record del 2024: comunque l’export della provincia di Lucca si attesta a quota 5 miliardi e 398 milioni di euro, dunque meno 2,6% ma ugualmente su livelli storicamente molto elevati. La cantieristica nautica ha confermato il proprio ruolo di traino: invariato il livello delle vendite, 1,3 miliardi di esportazioni. Più deboli invece i segnali dal comparto carta: articoli di carta e cartone giù a 744 milioni di euro (meno 1,4%), la flessione è più pesante per la pasta-carta che si attesta a 455 milioni (meno 5%). La doccia gelata però è per la meccanica legata al cartario (meno 9,9%) e per l’olio (in picchiata, precipita giù di oltre venti punti percentuali). E negli altri settori manifatturieri? Le macchine di impiego generale crescono del 4,6% (145 milioni di euro), le apparecchiature di cablaggio sono pressoché ferme (più 0,7%), se la cava meglio la farmaceutica (quasi un punto e mezzo).
Le imprese lucchesi – dice il dossier – «confermano un solido presidio sui principali mercati di riferimento». Ma in calo: la Francia resta il numero uno fra i partner commerciali (con 748 milioni di euro, ma giù del 6,5%), sul secondo gradino del podio gli Stati Uniti (con 485 milioni e una flessione ancor più netta: meno 7,7%) che sorpassa d’un niente la Germania (484 milioni, meno 2,4%). C’è «una certa volatilità nei mercati legati alla nautica da diporto»: le esportazioni – soprattutto con la scelta di bandiere tipo le Isole Cayman o le Isole Marshall – seguono «un andamento che riflette la variabilità della clientela e delle scelte di registrazione, più che una dinamica di sostituzione, configurandosi come un’alternanza tra destinazioni analoghe sotto il profilo fiscale».
Provincia di Massa Carrara. In questo caso l’export nel 2025 supera per la prima volta i 3 miliardi di controvalore (3,16 miliardi) e presenta un boom del 50,4%. Una volta di più è la prova del nove della «forte variabilità del sistema produttivo locale, strettamente legata al ciclo delle grandi commesse», viene atto rilevare. Il report indica che in territorio massese la dinamica «è stata trainata dalla meccanica, che si conferma il settore dominante dell’export provinciale». A cominciare dalle macchine di impiego generale (più 173,2%), con la cantieristica nautica che «ha più che raddoppiato le vendite raggiungendo 445 milioni di euro». Arretra invece il settore lapideo: in flessione sia dell’export di lavorato (meno 6,4%) sia del grezzo (meno 2,9%).
Dal punto di vista dei mercati di sbocco, la geografia viene trasformata: e questo lo si deve «in larga parte alle grandi commesse della meccanica e alla conseguente maggiore incidenza delle destinazioni extra-europee». Detto per inciso, gli Stati Uniti restano in testa come primo mercato (795 milioni di euro, più 25,8%), al secondo posto la Corea del Sud (257 milioni) e al terzo la Cina (222 milioni, più 17,7%). Emergono inoltre poli di destinazione legati a singole operazioni industriali: qui il riferimento è a Qatar, Emirati Arabi Uniti e Algeria.
Provincia di Pisa. L’export datato 2025 e targato “Pi” mette a segno «un moderato recupero (più 2%) dopo la flessione registrata nell’anno precedente»: sfiora i 3,4 miliardi di euro. La spinta in direzione della crescita arriva dal farmaceutico (276 milioni di euro, più 22,5%) che, secondo quanto indicato nel report, ha «recuperato ampiamente la flessione del 2024». Più sprint anche nell’abbigliamento (111 milioni di euro, più 53,6%), nelle “altre macchine di impiego generale” (124 milioni, più 16,8%). Salta fuori anche una rilevante crescita complessiva dell’export di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio: probabile che si tratti di «operazioni straordinarie o di natura logistica-commerciale, e quindi non rappresentativi di una dinamica del tessuto produttivo locale». Ma non tutto è rose e fuori: cicli e motocicli, primo comparto dell’export provinciale con circa 631 milioni di euro, hanno perso per strada più di 11 punti percentuali, idem il cuoio (meno 5,8%), le calzature (meno 5,9%) e i mobili (meno 20%): in questo si conferma «una fase di difficoltà già emersa nel 2024». Giù anche la chimica di base (meno 12,7%).
La geografia dell’export pisano indica una concentrazione in Europa. Ma i principali mercati risultano in arretramento: in testa alla classifica dei partner commerciali c’è la Germania con 412 milioni di euro (ma giù del 7,3%), seguita dalla Francia (391 milioni, meno 8%) e dalla Spagna (299 milioni, meno 1,8%). In controtendenza, la crescita dell’Austria (più 17,5%), del Regno Unito (più 52,3%) e della Svizzera (più 65,4%). Fuori dall’Europa: in calo le esportazioni pisane verso gli Stati Uniti (meno 11,6%), in crescita quelle verso la Cina (più 11%).
Queste le parole di Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest: «Nel 2025 le esportazioni della Toscana Nord-Ovest hanno mostrato dinamiche diversificate, ma resilienti. Per sostenere le imprese in una fase di crisi di alcuni mercati di riferimento e aiutarle a cogliere nuove opportunità, l’ente camerale offre lo sviluppo di un “Piano Export” per la singola impresa: uno strumento che analizza l’azienda, individua i mercati più promettenti e definisce una strategia concreta per conquistarli. Possono richiederlo le imprese che non ne hanno mai usufruito o che ne hanno sviluppato uno più di due anni fa, presentando una manifestazione d’interesse entro fine giugno. Accanto a questo servizio, offriamo assistenza, formazione e voucher per esportare. L’istituzione camerale, dunque, conferma anche quest’anno il proprio impegno a fianco delle imprese nel percorso di internazionalizzazione».











