L’ammortizzatore che salva barca e pontile se il meteo fa le bizze
Ormeggio tech brevettato dalla piccola impresa livornese Seares

Seares pmi innivativa fondata otto anni fa a Livorno
LIVORNO. Non sappiamo se nel calcio gli azzurri andranno ai mondiali ma è sicuro che, nel “campionato” dei produttori di superyacht l’Italia il titolo lo vince da anni: 568 le unità in costruzione nei cantieri italiani (e «con dimensioni medie in costante aumento»), secondo il “Global Order Book”. Solo che a questo predominio consolidato dal lato della costruzione non corrisponde un altrettanto elevata velocità di crescita delle infrastrutture portuali destinate ad accogliere tali yacht.
Basti dire che in molte marine del Mediterraneo i sistemi di ormeggio «utilizzano ancora tecnologie sostanzialmente invariate da decenni come cime elastiche, molle in acciaio e soluzioni polimeriche progettate per imbarcazioni di dimensioni inferiori rispetto a quelle attuali». Eppure l’aumento della stazza media porta ogni singolo posto barca a essere sottoposto a sollecitazioni molto più intense rispetto al passato: eppure – dice Giorgio Cucè, amministratore delegato di Seares – i sistemi di ormeggio «sono rimasti quelli di trent’anni fa: noi lavoriamo esattamente su quel divario».
È partita da qui questa piccola media impresa toscana, fondata otto anni fa da un team di ingegneri specializzati in meccanica e meccatronica. Concentrandosi su un punto preciso: il collegamento tra la barca e la banchina, cioè il luogo in cui si scaricano tutte le forze generate dal moto ondoso.
«Un ormeggio non adeguatamente dimensionato – spiegano dal quartier generale livornese di Seares – può generare stress strutturale su bitte e banchine, usura accelerata delle linee, danni allo scafo e interventi straordinari di manutenzione sulle infrastrutture portuali». Da tradurre così: in caso di eventi meteo di particolare intensità («non più rari nel bacino mediterraneo») i costi possono diventare «rilevanti, tra riparazioni e franchigie assicurative». Ed è un aspetto che, come viene messo in evidenza, «non riguarda più soltanto la sicurezza della singola imbarcazione ma la sostenibilità economica e strutturale delle marine».

Seadamp ammortizzatore idraulico realizzato da Seares
Seares è una piccola impresa innovativa che progetta e produce sistemi avanzati di ormeggio e dispositivi idraulici per stabilizzare imbarcazioni e strutture galleggianti grazie a ammortizzatori idraulici di nuova generazione («con sistemi di monitoraggio in tempo reale e recupero di energia dal moto ondoso»). Ha alle spalle 13 brevetti internazionali, oltre 1.200 dispositivi installati e 3,5 milioni di euro raccolti da investitori.
Ecco che questa piccola media impresa toscana ha brevettato la soluzione per proteggere imbarcazioni e banchine dalle sollecitazioni del mare: si chiama “Seadamp” ed è un «ammortizzatore idraulico coperto da 13 brevetti internazionali, capace di ridurre fino al 90% i picchi di carico e i movimenti sulle linee di ormeggio». La differenza rispetto alle soluzioni elastiche tradizionali? Risposta: «Il sistema idraulico garantisce prestazioni costanti nel tempo, non si degrada con l’esposizione agli agenti atmosferici e assorbe progressivamente le sollecitazioni, distribuendole in modo controllato tra imbarcazione e infrastruttura».
Beninteso, ammortizzare gli effetti di condizioni meteo particolarmente avverse non è solo questione che riguarda unicamente l’ormeggio delle imbarcazioni: la tecnologia Seares utilizza lo stesso principio idraulico per la stabilizzare i pontili galleggianti. Come viene messo in risalto, accade che in molte marine i pontili siano soggetti a «oscillazioni e movimenti generati dal moto ondoso e dal passaggio di imbarcazioni». Ma così – si avverte – c’è il pericolo di «compromettere la stabilità strutturale dei pontili stessi, accelerando l’usura dei collegamenti meccanici e riducendo la sicurezza per chi li percorre». Grazie ai dispositivi “Seadamp” nel sistema di ancoraggio dei pontili, tali sollecitazioni sono «assorbite e distribuite in modo controllato», e questo riduce in modo rilevante i movimenti della struttura.
Accanto a questo, Seares ha predisposto anche «un sistema di monitoraggio in tempo reale delle sollecitazioni sulle linee di ormeggio». Come dire: il posto barca diventa così «un punto dati, capace di fornire informazioni oggettive sui carichi effettivi»: questo consente di passare a una manutenzione predittiva migliorando la gestione del rischio assicurativo.
Di più: grazie a una tecnologia per recuperare energia dal moto ondoso – è un’altra sottolineatura – si può convertire parte dell’energia generata dai movimenti dell’imbarcazione in energia elettrica, magari «utilizzabile per alimentare servizi di banchina». Senza contare che la stabilizzazione permette di «ridurre l’impatto meccanico e contribuire alla tutela degli ecosistemi marini»: Seares stima di aver contribuito a salvaguardare «oltre 500mila metri quadrati di praterie di posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per l’equilibrio del Mediterraneo, in grado di proteggere le coste dall’erosione».
Queste le parole di Cuce: «Siamo partiti dall’ormeggio, che è il problema più concreto e quotidiano di chi vive il mare. Ma la nostra tecnologia ha un potenziale molto più ampio. Per noi la trasformazione delle infrastrutture marittime è appena iniziata. Tutto ciò che galleggia ha bisogno di stabilità, sicurezza e dati. Oggi queste tre dimensioni non possono più essere separate».











