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GUERRA IN IRAN

«Carburanti a prezzo choc, i big del petrolio guadagnano 2,5 miliardi in un mese»

Greenpeace: tassiamo gli extra-profitti per aiutare clima e persone

ROMA. «Dall’inizio della guerra in Iran le compagnie petrolifere nell’Unione europea hanno realizzato 81,4 milioni di euro di extra-profitti al giorno grazie all’impennata dei prezzi dei carburanti». A dirlo è una analisi condotta per conto di Greenpeace Germania che la sezione italiana dell’associazione ecologista rilancia anche nel nostro Paese segnalando che i colossi del petrolio hanno guadagnato nel complesso «circa 2,5 miliardi di profitti in più nel solo mese di marzo rispetto al periodo gennaio-febbraio 2026».

Greenpeace chiede ai governi dell’Unione Europea di «introdurre tasse aggiuntive permanenti sui profitti delle società petrolifere e del gas»: gli introiti potrebbero essere usati per «ridurre le bollette e il costo della vita, accelerare l’indipendenza energetica dell’Europa attraverso le fonti rinnovabili e il risparmio energetico, e sostenere le comunità colpite dalla crisi climatica». Secondo questa “firma” di primo piano della galassia ecologista dai dati emerge che «i prezzi alla pompa di carburante sono aumentati più di quelli del greggio».

L’ingranaggio è tale per cui, «mentre le persone muoiono in Medio Oriente e milioni di cittadini in Europa subiscono l’impennata dei prezzi dell’energia», le compagnie petrolifere possono «continuare ad arricchirsi» (e i governi glielo «permettono»). Simona Abbate, che in Greenpeace Italia è alla testa della campagna su clima e energia, sottolinea che, «anziché puntare sulle rinnovabili e sull’indipendenza energetica», si punta su «soluzioni che aumentano la nostra dipendenza dal gas e dalle fonti fossili». Con una sottolineatura indirizzata alla premier: «Al governo Meloni chiediamo di smettere di andare in Algeria a cercare altro gas e di prolungare la vita alle centrali a carbone per investire nel solare e nell’eolico prodotti in Italia. Come? Tassando chi si intasca miliardi grazie alle guerre, mentre le famiglie e le imprese italiane ne pagano il conto. Lo avevamo già chiesto in fase di discussione della finanziaria e lo ribadiamo ora: serve tassare il comparto del petrolio e del gas».

A giudizio dell’analisi di Greenpeace, nel nostro Paese si sono registrati «profitti straordinari per 10,4 milioni di euro al giorno»: sono «interamente dovuti all’aumento del prezzo del diesel, che ha visto un aumento del margine di profitto di 0,144 euro al litro». L’associazione ambientalista osserva che con risorse paragonabili a una tale “montagna” di extra-profitti i governi europei potrebbero «fornire ai cittadini circa 60 milioni di abbonamenti mensili gratuiti per i trasporti pubblici ogni mese, oppure dare un contributo di 60 euro mensili a 40 milioni di persone che faticano a pagare le bollette energetiche».

Pubblicato il
2 Aprile 2026

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