Fermo dei Tir dal 20 al 25, la Commissione di garanzia dà l’altolà
Rincari del gasolio, la polveriera del malcontento degli autotrasportatori
ROMA. La Commissione di garanzia sugli scioperi dà l’altolà a Trasportounito che «in data 24 marzo 2026» ha messo sulla rampa di lancio un fermo nazionale dei servizi di autotrasporto merci dalle ore 0.00 del 20 aprile 2026 alle ore 24.00 del 25 aprile 2026» (in realtà nella comunicazione è scritto «2022» ma è evidentemente un errore materiale di battitura).
A firmare la comunicazione è il commissario prof. Federico Ghera, delegato per il settore. Lo fa ricordando che in precedenza, con una comunicazione datata 20 marzo, il Comitato Trasporto Siciliano aveva proclamato un «fermo dei servizi di trasporto merci dalle ore 00.01 del 14/04/2026 alle ore 24.00 del 18/04/2026».
Per quale ragione ci interessa questa notizia? Perché la Commissione di garanzia evoca come uno dei motivi del proprio richiamo il fatto che non sia stata rispettata la “regola della rarefazione oggettiva”: facendo riferimenti agli specifici passaggi della normativa, compreso il Codice di autoregolamentazione, si sottolinea che è previsto come le iniziative di lotta com’è un fermo possano essere ripetute «a distanza non inferiore a 30 giorni». E siccome il fermo precedentemente proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano riguarda «il periodo 14-18 aprile 2026», le date indicate da Traasportounito (dal 20 al 24 aprile) ricadono nella fascia dei 30 giorni da osservare.
A ciò si aggiunga anche un altro aspetto: è il «mancato rispetto del periodo di preavviso minimo». Dice la Commissione: il fermo va preavvisato con una comunicazione «alla Commissione di Garanzia, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti» da fare «almeno 25 giorni» prima in caso di fermo nazionale. Nella lettera si sottolinea la «mancata comunicazione dello sciopero alla Presidenza del consiglio ed al ministero delle infrastrutture e dei trasporti».
In una lettera all’organizzazione di categoria dell’autotrasporto, oltre che ai ministeri delle infrastrutture e dell’interno (e, per conoscenza, alla premier e ai presidenti dei due rami del Parlamento), si invita a «revocare il fermo o a riformulare l’azione collettiva» e rendere l’iniziativa di lotta conforme alla legge sull’autoregolamentazione degli scioperi (legge 146/1990) e alla disciplina di settore. Comunque, «in ogni caso ad escludere dal fermo le imprese operanti nella Regione Sicilia, dandone immediata comunicazione alla Commissione». Detto questo, rimane il fatto che, «in seguito alla eventuale apertura del procedimento di valutazione», la Commissione accerterà «ogni altra violazione che dovesse emergere». Tradotto: non è detto che qualche aggiustamento di tiro basti.
Questa sorta di preavviso cala su una situazione che le categorie dell’autotrasporto sembrano giudicare pressoché incandescente dal punto di vista sociale: anche Unatras, il coordinamento del fronte delle associazioni di settore del trasporto via camion, dopo aver inizialmente apprezzato i provvedimenti del governo del taglio delle accise, ha poi alzato il tiro perché in realtà il beneficio era stato “divorato” dagli speculatori e gli autotrasportatori si erano ritrovati con il governo che tirava fuori i soldi ma senza che questo incidesse davvero sui rincari record del carburante, principalmente del gasolio. Per questo temendo di veder esplodere la protesta in modo incontrollato perché, com’è stato detto, le imprese «continuano a fare i conti ogni giorno con un costo del gasolio stabilmente oltre i 2 euro al litro su gran parte della rete nazionale». E a questo, secondo la denuncia di Unatras, è da aggiungere l’atteggiamento di «una parte della committenza che, salvo rare eccezioni, non solo non riconosce gli incrementi dei costi dovuti al carburante, ma arriva addirittura a chiedere ulteriori sconti sui servizi di autotrasporto».
C’è tutto questo dietro l’annuncio di Unatras che «gli autotrasportatori scenderanno in piazza in 100 città italiane, convocando assemblee permanenti per decidere le prossime iniziative».
Ma il fermo nazionale è stato proclamato invece da Trasportounito, un’altra sigla di categoria: annunciando lo stop dal 20 al 25 aveva sottolineato che, a dire il vero, il blocco dell’autotrasporto avrebbe voluto iniziarlo «sin da subito» perché i rincari del carburante colpiscono in modo durissimo i conti già fragilissimi delle imprese di autotrasporto. Dunque, non ci sarebbe da meravigliarsi se qualcuno, in preda all’esasperazione, inziasse a fermare i Tir «sin d’oggi».
La situazione è una polveriera e dal punto di vista geopolitico una fase di prezzi altissimi è una manna per tanti soggetti: che si tratti di Paesi exportatori (che si ritrovano con barili che valgono quasi il doppio di poche settimane fa) o di speculatori lungo la filiera di settore (che possono cogliere al volo la scusa per rincarare a livelli record alla pompa quel carburante che hanno acquistato tempo fa prima degli aumenti). Nella morsa c’è l’economia europea, e le imprese dell’autotrasporto in primis.











