Identikit (e dati) dell’energia dal vento, ma catturata in mezzo al mare: è l’eolico offshore

Il progetto pale eoliche al largo di Livorno, Gorgona-Capraia
L’Italia dispone di un parco eolico terrestre in continua crescita (oltre 6.100 impianti), mentre l’eolico in mare (offshore) muove oggi i suoi primi passi. Il Paese vanta già un primato: il parco di Beleolico al largo di Taranto (30 megawatt con tecnologia a pedana fissa, inaugurato nel 2022), primo impianto offshore operativo dell’intero Mar Mediterraneo.
Secondo i dati più recenti relativi al 2025, la copertura del fabbisogno energetico nazionale da fonti rinnovabili ha raggiunto il 41%, con l’eolico complessivo che ha contribuito con circa 13.629 megawatt di potenza installata. Il potenziale offshore del Paese è straordinario: sono stati mappati 93 progetti per una potenza complessiva di 74 gigawatt, distribuiti nelle acque di 10 regioni. A conferma del grande interesse del settore, Terna ha registrato ben 132 richieste di connessione alla rete per impianti eolici offshore, per una potenza complessiva di quasi 90 gigawatt.
Ruolo del ministero dell’ambiente e quadro autorizzativo
Il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) rappresenta l’autorità centrale per la regolamentazione e l’autorizzazione degli impianti offshore:
- Autorizzazione Unica: Per gli impianti eolici in mare, comprese le relative opere di connessione alla rete elettrica nazionale, l’autorizzazione è rilasciata direttamente dal MASE ai sensi dell’articolo 9 del Decreto Legislativo 25 novembre 2024, n. 190.
- Vademecum operativo: Il Mase ha adottato con decreto direttoriale dell’11 marzo 2025 un apposito Vademecum per gli impianti eolici offshore, fornendo agli operatori linee guida chiare sugli adempimenti e sulle informazioni minime necessarie per l’avvio del procedimento unico.
Tecnologie, Regioni e infrastrutture portuali
Date le elevate profondità dei mari italiani, la quasi totalità delle iniziative (88 progetti su 93) si basa sulla tecnologia galleggiante (floating), con una distanza media dalla costa superiore ai 32 km, mentre solo 5 progetti prevedono strutture fisse al fondale.
Le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sono:
- Puglia (26 progetti)
- Sicilia (25 progetti)
- Sardegna (24 progetti)
Parallelamente, lo sviluppo dell’offshore richiede un’adeguata rete logistica. Il Decreto Porti (e la relativa strategia sull’infrastrutturazione portuale) ha individuato Augusta e Taranto quali hub strategici principali per la realizzazione di cantieri navali dedicati all’eolico in mare, affiancati da Brindisi e Civitavecchia come porti di supporto.
Focus: Il maxi-progetto Atis al largo della costa livornese
Un caso emblematico al vaglio del ministero riguarda l’Alto Tirreno: il progetto Atis, promosso da Eni Plenitude (tramite Atis Floating Wind srl). Se approvato e realizzato, diventerà il più grande parco eolico galleggiante del Mar Mediterraneo.
- I numeri dell’opera: Investimento: circa 2,98 miliardi di euro.
- Potenza: 864 MW totali, prodotti da 48 turbine eoliche galleggianti da 18 MW ciascuna.
- Dimensioni: pale da 250 metri di diametro e mozzo a 157 metri di altezza.
- Estensione: coprirà 264,5 km² con fondali fino a -630 metri.
- Produzione stimata: circa 1.860 GWh/anno.
- Posizionamento e connessione: Le turbine saranno collocate in mare a 17 km da Gorgona, 22 km da Capraia e 55 km dalla costa livornese (Calafuria). L’energia verrà convogliata via cavi sottomarini su due stazioni elettriche flottanti e poi approderà a terra nel Comune di Rosignano Marittimo prima di immettersi nella rete Terna.
- Criticità e dibattito locale: Attualmente all’esame della Commissione VIA/PNIEC del MASE, il progetto suscita forte dibattito per la vicinanza al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e al Santuario dei cetacei Pelagos (impatto sulla fauna marittima), per le potenziali interferenze con le rotte navali mercantili dirette ai porti di Livorno e La Spezia e per il carico infrastrutturale complessivo della costa livornese.
Ostacoli e criticità burocratiche generali
Nonostante le enormi opportunità, la realizzazione dei progetti deve fare i conti con diverse criticità strutturali:
- Tempi autorizzativi prolungati: La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che per legge dovrebbe concludersi in 175 giorni, impiega in media circa 340 giorni.
- Pareri culturali: I pareri previsti di competenza del Ministero della Cultura superano frequentemente il limite di 140 giorni, rallentando l’intero iter.
- Contenziosi sul Decreto Aree Idonee: L’applicazione del Decreto Aree Idonee (D.M. 21 giugno 2024), inteso a definire la ripartizione delle aree idonee e non idonee tra le Regioni, ha innescato una serie di ricorsi e contenziosi amministrativi al Consiglio di Stato, creando incertezza sul quadro regolatorio.
Prospettive e progetti chiave
L’Italia ha fissato nel Piano Nazionale Integrato per il Clima e l’Energia (PNIEC) l’obiettivo strategico di raggiungere 28 GW di potenza eolica complessiva entro il 2030.
Tra i principali progetti floating in fase avanzata di sviluppo spiccano:
- ATIS al largo della costa livornese (864 MW);
- Med Wind nel Canale di Sicilia;
- Kailia al largo di Brindisi (1.200 MW);
- Odra a sud del Salento (1.300 MW).
In sintesi, sebbene l’Italia possieda tutte le carte in regola per diventare un leader dell’eolico offshore nel Mediterraneo, la svolta effettiva dipenderà dalla capacità del MASE e degli enti coinvolti di snellire e velocizzare le procedure autorizzative bilanciando la decarbonizzazione con la tutela del territorio e dell’ambiente marino
Angelo Roma
(Angelo Rima è consulente marittimo con una lunga esperienza in attività marittimo-portuali)











