Al posto del deposito esploso un polo dell’energia rinnovabile
Firmato in Regione il protocollo che trasforma gli ex impianti Eni di Calenzano

Area ex deposito Eni in via Erbosa a Calenzano nel cuore dell’abitato
FIRENZE. È stato per un lungo periodo un deposito carburanti, adesso diventerà un polo per la produzione di energia da fonti rinnovabili: è il progetto di rigenerazione urbana e ambientale che riguarda l’area dove poco più di un anno e mezzo fa una esplosione ha devastato gli impianti causando la morte di cinque persone, il ferimento di altre 28 e ingenti danni al territorio circostante. Regione Toscana, Comune di Calenzano ed Eni Industrial Evolution hanno messo un punto fermo che segna una svolta: dopo la tragedia, ma una svolta. L’hanno fatto con l’intesa che nel quartier generale dei vertici della Regione Toscana mette a punto il percorso di riconversione dell’area di via Erbosa.
Il protocollo prevede che i 180 mila metri quadrati dell’ex deposito diventino un polo per la produzione di energia pulita: un impianto fotovoltaico fino a 20 megawatt, un sistema di accumulo da mettere a disposizione del Comune e il riconoscimento a Calenzano del 5% del valore dell’energia prodotta. È stato spiegato che ad esso si affiancano «la riqualificazione dell’area, il recupero di immobili oggi inutilizzati, il potenziamento della stazione di Pratignone, destinata a diventare un nodo importante del trasporto pubblico metropolitano». Complessivamente la trasformazione è il passaggio da «un sito pensato per gli anni Sessanta» per diventare «un progetto coerente con le esigenze ambientali, sociali e di sviluppo del territorio proiettato verso il 2030».
È da aggiungere che il protocollo disciplina anche gli impegni delle parti per il completamento della bonifica ambientale: viene istituito un tavolo tecnico di coordinamento e monitoraggio con riunioni trimestrali e conferma la salvaguardia occupazionale del personale attualmente impiegato nel sito.
Tra gli obiettivi condivisi figurano inoltre la sottoscrizione, entro 180 giorni, di un successivo accordo per la riqualificazione del complesso immobiliare dell’ex Omni di via di Le Prata, oggi in stato di degrado, con la possibilità di mettere a disposizione delle realtà associative del territorio gli spazi inutilizzati, e la promozione, insieme ai soggetti competenti e a Ferrovie dello Stato, di un progetto di riqualificazione della fermata ferroviaria di Pratignone quale nodo intermodale di interesse metropolitano e regionale, sul modello della fermata di Firenze Viale Guidoni, con la prospettiva di un progressivo potenziamento del servizio ferroviario lungo l’asse Firenze-Prato-Pistoia.
Le firme sono quella del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, del sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, e del direttore Industrial transformation di Eni, Giuseppe Ricci, insieme all’amministratore delegato di Eni Industrial Evolution, Umberto Carrara. L’intesa – è stato detto presentando l’iniziativa – segna l’avvio di un percorso che «porterà alla cessazione definitiva dell’attività di stoccaggio dei carburanti e alla trasformazione del sito, esteso su circa 180mila metri quadrati, subordinatamente al completamento delle attività di bonifica ambientale previste dalla normativa e all’esito dei procedimenti autorizzativi previsti dal protocollo».

Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana
Queste le parole del presidente della Regione, Eugenio Giani, rivendicando «con orgoglio» il lavoro per dare un nuovo futuro all’area interessata dall’esplosione del dicembre 2024: «Quel deposito era nato negli anni ‘60, quest’area era ancora prevalentemente agricola e rappresentava un’infrastruttura strategica per la rete dei trasporti. In tempi recenti, con la crescita del territorio e la forte urbanizzazione, un impianto di questo tipo era diventato del tutto inappropriato e pericoloso, come purtroppo abbiamo visto. Per questo, insieme al sindaco Carovani, fin dai primi confronti con Eni abbiamo detto con chiarezza che non si poteva immaginare di ripristinare un’attività di stoccaggio e distribuzione dei carburanti».
Come si legge nel documento, Eni si impegna a realizzare «tutti gli interventi di verifica e di risanamento ambientale necessari» e anche che «assicurerà, a propria cura e spese, le attività di service per manutenzione e gestione a favore del Comune dell’impianto a questo ceduto gratuitamente». Vale la pena di mettere l’accento sul fatto che Eni riconoscerà al Comune «il 5% del valore dell’energia prodotta dall’impianto principale per tutta la sua vita utile, fino a un massimo di trent’anni».











