I porti turistici non sono “garage per barche”: sono motori di crescita
Il ruolo dei marina tra sviluppo economico, competitività e nuovi investimenti

L’appuntamento con Marina Dialogues al Salone di Genova, da sinistra Cosentino, Cangiano, Perocchio e Zito
GENOVA. I porti turistici non vanno considerati soltanto come un posto in cui ficcare la barca, una sorta di “garage nautico”: sono invece «infrastrutture economiche e strategiche capaci di moltiplicare occupazione e il riverbero degli investimenti creando valore per l’intera filiera del mare». È questa l’idea-guida saltata fuori da “Marina Dialogues”, l’evento che al Salone Nautico Internazionale di Genova è stato messo in pista da Porto delle Grazie, il marina di Roccella Ionica (Reggio Calabria) che, grazie ai suoi 450 posti barca e alla collocazione geografica lungo le rotte verso Grecia e Albania così come Sicilia e Malta, punta a qualificarsi in questo settore come una delle realtà interessanti nel Mezzogiorno (e, se vogliamo, nell’area mediterranea).
«La sfida è trasformare i porti turistici da semplici luoghi di sosta a destinazioni integrate, sostenibili, innovative e sempre più connesse alle comunità locali»: parola di Vasco De Cet, che è al timone del marina calabrese come amministratore unico. I porti turistici sono infrastrutture produttive: cioè – questa la sottolineatura – «capaci di generare occupazione, indotto e valore aggiunto per i sistemi regionali, nazionali e internazionali». Anche perché la nautica presenta «uno dei più elevati fattori di attivazione economica tra tutti i comparti dell’economia del mare».
Attenzione, però: la crescita dev’essere equilibrata e la pianificazione idem, dice Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, l’organizzazione di categoria che raggruppa le infrastrutture portuali turistiche. «Laddove esistono strutture da completare, ammodernare o adeguare alle nuove esigenze della domanda, è opportuno concentrare innanzitutto gli sforzi». Un altolà allo spuntare dei cento fiori di nuove infrastrutture portuali? «Non si tratta di essere favorevoli o contrari ai nuovi porti, ma – avverte Perocchio – di favorire uno sviluppo coerente con il mercato e sostenibile sotto il profilo economico».
A giudizio del numero uno di Assomarinas, occorre creare condizioni che «facilitino gli investimenti privati e le partnership pubblico-private, rafforzando la competitività del sistema nazionale e valorizzando il patrimonio imprenditoriale italiano in una fase di crescente interesse da parte dei grandi gruppi internazionali». Con alcuni aspetti-chiave: tali obiettivi vanno raggiunti attraverso «l’aggiornamento del Dpr 509/97, il classamento catastale in E1 e affidando alle regioni la pianificazione costiera focalizzata su uno sviluppo equilibrato».

L’infrastruttura turistica calabrese di Porto delle Grazie
Perocchio e De Cest sono due dei protagonisti dell’incontro che ha visto gli interventi anche di Gimmi Cangiano (presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Nautica, Subacquea e Turismo Marino”), Filippo Mancuso (vicepresidente della Regione Calabria), Vittorio Zito (sindaco di Roccella Ionica) e Roberto Cosentino (direttore generale del Dipartimento turismo della Regione Calabria); moderatore Alberto Mariotti (direttore editoriale di “SuperYacht24”). Cangiano ha messo l’accento sul valore occupazionale della nautica e sull’esigenza di continuare a sostenerne la crescita, Mancuso ha ribadito l’impegno della Regione Calabria nel potenziamento delle infrastrutture strategiche e nel rafforzamento del sistema portuale. Nel complesso, è emersa la necessità di proseguire lungo il percorso di semplificazione normativa, di sostenere gli investimenti infrastrutturali e di valorizzare il potenziale della blue economy come leva di sviluppo per le comunità costiere e per il Paese.











