Pisa aeroporto da 7 milioni di persone: pronta la prima ala
Inaugurata la nuova zona arrivi, raddoppierà l’area partenze

L’inaugurazione del nuovo terminal arrivi dell’aeroporto di Pisa, al centro il viceministro Edoardo Rixi e il presidente della Regione Eugenio Giani
PISA. Il taglio del nastro del nuovo grande fabbricato dell’aeroporto di Pisa aggiunge agli impianti esistenti altri 7.100 metri quadri: a disposizione dei passeggeri in transito un po’ di spazio in più che renderà più comodo l’utilizzo di questa infrastruttura che connette al resto d’Europa (e a qualche altro pezzetto di mappamondo). Ma l’edificio in più è anche qualcos’altro che, se non è un salto evolutivo, risulta quantomeno qualcosa di più di un semplice accrescimento di volumi utilizzabili per transiti e servizi: e non solo perché ha sul tetto pannelli fotovoltaici da 300 megawatt in grado di produrre energia rinnovabile.
Ad attestarlo è il fatto che la nuova superficie extra è stata riservata interamente agli arrivi: è stato annunciato che, dopo l’inaugurazione ufficiale (già compiuta), si provvederà al collaudo in vista della successiva entrata in esercizio del terminal. A quel punto – ben lo spiega la società aeroportuale – gli arrivi «saranno trasferiti nel nuovo edificio». Qui sta il cambiamento: perché si potrà partire con le operazioni di riconversione dell’attuale terminal, che verrà «progressivamente destinato alle sole partenze».
In tal modo, secondo quanto è stato illustrato, l’area relativa agli imbarchi raddoppierà le dimensioni: passerà dagli attuali 3.150 metri quadrati a oltre 6.500. Al tirar della riga del totale, la superficie complessiva del terminal pisano supererà i 50mila metri quadrati. In pratica, «il 28% in più rispetto alla configurazione precedente», viene puntualizzato. Doppio obiettivo dichiarato:
- separare i flussi dei passeggeri in arrivo da quelli relativi alle partenze.
- innalzare la capacità che, a lavori ultimati, risulterà «compresa tra 6 e 7 milioni di passeggeri l’anno».
Vale la pena di sottolineare che questa novità infrastrutturale contrassegna l’autunno di un 2026 che si sta rivelando da primato per lo scalo aeroportuale pisano: anzi, per entrambi gli aeroporti del sistema toscano, visto che anche Firenze vola su cifre e percentuali da boom. Nello scorso mese di settembre il “Galilei” ha messo a segno «il miglior settembre della propria storia, con 664 mila passeggeri (più 10,6%)»: primato “raddoppiato” dal dato relativo al record dei primi nove mesi dell’anno che ha visto per la prima volta il superamento della soglia dei 5 milioni di passeggeri (più 6,6% rispetto all’analogo periodo del 2025).
Quel che si è visto fin qui, insomma, non è altro se non il primo round di una trasformazione destinata a modificare in modo rilevante l’identikit dell’aeroporto pisano: il tutto con un orizzonte temporale che prevede il completamento dei lavori «entro il 2028», come dicono dal quartier generale di Toscana Aeroporti, la società privata controllata dal magnate argentino Eduardo Eurnekian che ha in mano la gestione degli scali di Pisa e Firenze. Il gruppo ha annunciato di aver destinato a questo programma di ampliamento e ristrutturazione del “Galilei” un pacchetto di investimenti di 80 milioni di euro, da lei interamente finanziato.
L’inaugurazione della prima delle tre fasi del progetto che cambierà il volto dello scalo aeroportuale pisano ha visto la presenza del viceministro Edoardo Rixi, del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e del sindaco di Pisa Michele Conti, oltre che del direttore generale di Enac Fabio Nicolai, del comandante della 46ª Brigata Aerea, col. Fabio de Michele, del numero uno di Corporación América, Martin Eurnekian, del presidente di Toscana Aeroporti, Marco Carrai, insieme all’amministratore delegato Roberto Naldi.
«Il progetto – viene fatto rilevare – è stato realizzato mantenendo la piena operatività dello scalo durante le attività di cantiere: dopo l’approvazione definitiva del “Masterplan” nel 2019 e il rallentamento imposto dalla pandemia, nel 2022 sono state avviate le opere propedeutiche e nel 2024, con l’approvazione del progetto esecutivo, è entrata nel vivo la realizzazione del nuovo edificio».
Così il commento di Roberto Naldi, amministratore delegato di Toscana Aeroporti: «Con l’inaugurazione del nuovo terminal arrivi compiamo il primo passo di un progetto che cambierà progressivamente il volto del Galilei. Parliamo del più grande investimento mai realizzato sull’aeroporto di Pisa, interamente finanziato da Toscana Aeroporti cui si aggiungono gli oltre 130 milioni di euro di contributi in marketing support erogati negli ultimi 10 anni per sostenere il traffico dello scalo». Poi Naldi rincara: «Un impegno che non significa soltanto aumentare gli spazi, ma ripensare l’organizzazione del terminal, separando i flussi di arrivi e partenze e migliorando l’operatività e l’esperienza dei passeggeri. Lo facciamo mentre Pisa continua a crescere e raggiunge nuovi record di traffico, per mettere lo scalo nelle condizioni di sostenere questa crescita anche nei prossimi anni».
Queste le parole di Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti: «Quello che inauguriamo adesso è un investimento strategico per Pisa e per l’intero sistema aeroportuale toscano. Un sistema che nei primi nove mesi del 2026 ha superato per la prima volta gli 8 milioni di passeggeri e che continua a crescere grazie alla forza dei suoi due aeroporti. Questo nuovo terminal conferma concretamente il nostro impegno sul Galilei e sul suo sviluppo futuro».
Dal quartier generale di Confindustria Toscana Centro e Costa arriva la sottolineatura del presidente Lapo Baroncelli, presente all’inaugurazione: «Questa realizzazione è un ulteriore importante tassello per consolidare il nostro sistema aeroportuale toscano come primario acceleratore di crescita e di attrattività per l’intero sistema economico regionale. La competitività delle nostre imprese e dei nostri territori è strettamente connessa alla qualità e all’efficienza delle infrastrutture. Gli aeroporti di Firenze e di Pisa, nella loro complementarità, sono la nostra porta internazionale e un elemento centrale di quella reindustrializzazione di cui abbiamo bisogno».











