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Nuovi dazi

ROMA – Qualcuno comincia a porsi, in modo concreto, il problema legato alla volontà espressa sia dagli Usa che dalla stessa Unione Europea di affrontare il prossimo futuro con un forte aumento dei dazi. Proteggere l’industria di casa, è la giustificazione: e in particolare, proteggerla dalla crescente invasione dei prodotti cinesi, con le auto-elettriche ma non solo – che rischiano di schiacciare definitivamente le fabbriche dell’Occidente.

Portavoce di queste riflessioni, che si registrano anche a livello italiano, è stata la tedesca Angela Titzrath, presidente dell’Associazione dei porti della Germania: una specie di Assoporti, con partecipazioni anche dirette di terminal e operatori. Le sue considerazioni, riprese da gran parte della stampa, riguardano sia la necessità di finanziare pesantemente la crescita e la competitività dei porti germanici nei confronti di un Mediterraneo “aggressivo specie sulla parte della sponda due”, sia in particolare la politica dei dazi sulle merci e sulle auto cinesi, considerata per l’Europa “suicida”. 

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Nelle considerazioni della Titzrath rientra probabilmente il fatto che è portavoce di un importante terminal molto impegnato nell’importazione dell’automotive cinese. Ma la sua ricetta è universale: “Il ritorno al protezionismo esasperato dei mercati nazionali – ha detto tra l’altro – rischia di portare all’isolamento in una visione di autarchia ormai fuori dai tempi. È il libero scambio che favorisce la crescita economica e della qualità della vita: dobbiamo dunque andare in direzione opposta, ridurre le barriere doganali e portare avanti sempre più accordi di libero scambio”.

Nessuno cita Trump e i suoi proclami di “America First”: ma circola l’immagine dello squalo USA contornato da piccoli pesci pilota, che più di essere pilota sono pilotati verso una preoccupante politica di dazi e di barriere. 

(A.F.)

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Pubblicato il
4 Dicembre 2024

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