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Monti candida Civitavecchia per le Autostrade del Mare

Competenze anche sulla logistica per le Autorità portuali per evitare i colli di bottiglia esterni

Pasqualino Monti

PALERMO – «Nel momento in cui per la prima volta il porto di Civitavecchia guadagna traffici grazie alle merci, mentre ‘‘soffre’’ per i passeggeri per cause esogene, vogliamo lanciare una sfida che parte proprio dalle Autostrade del Mare, con il raddoppio infrastrutturale ed operativo partito con l’inizio dei lavori della nuova darsena ‘‘Sant’Egidio’’». Il presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia Fiumicino Gaeta Pasqualino Monti ha candidato il porto di Civitavecchia ad essere «lo scalo di riferimento per il mercato romano e del centro Italia, la seconda area di consumo del Paese, la quinta in Europa, intervenendo alla XVI edizione della Euro-Med Convention di Grimaldi Group, che quest’anno, come già scritto, si è tenuta a Palermo.
«Il porto di Civitavecchia – ha aggiunto Monti – è l’unico in Italia che oggi guadagna il 10% nel traffico delle merci e rispetto allo scorso anno vanta un +16,8% per quanto riguarda l’occupazione nel sistema portuale».
[hidepost]Monti, che riveste anche il ruolo di vice-presidente vicario di Assoporti, ha auspicato «che entro la fine della legislatura venga approvata la legge di riforma: pur nella consapevolezza della necessità di ulteriori interventi, sarebbe comunque un segnale importante ed un significativo passo in avanti, rispetto alla legge 84/94, che nacque vecchia già 18 anni fa, rispetto alle esigenze della portualità e del mercato, cui bisogna andare incontro. Penso, ad esempio al superamento dell’attuale ruolo delle stesse Autorità portuali, che a mio avviso dovrebbero avere competenze anche sulla logistica: non si può pensare, come ad esempio accade proprio a Civitavecchia, di sviluppare le infrastrutture portuali, di avere a disposizione 5 milioni di metri quadrati retroportuali e di rimanere strozzati senza adeguati collegamenti stradali e ferroviari. E’ necessario un soggetto che possa mettere a sistema la rete infrastrutturale. La partita della competitività dei nostri scali non può essere limitata al solo ciclo portuale, ma si gioca anche sui collegamenti alle loro spalle, sull’efficienza nel muovere le persone e le merci una volta sbarcate e uscite dai porti, verso la loro destinazione».

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Pubblicato il
17 Ottobre 2012

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