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Cold ironing: confesso che mi convince a metà, anzi meno

Non cambia niente, come sosteneva il Gattopardo nel capolavoro di Tomasi di Lampedusa: ovvero, cambiare tutto perché non cambi niente. Un cortese ma fermo richiamo è arrivato, come già è stato ripotato su queste pagine, dal  presidente di Assarmatori, Stefano Messina: oltre due anni dopo lo squillar delle trombe europee per il “cold ironing” – cioè la fornitura di energia elettrica da terra alle navi – arriva finalmente il decreto che dovrà (sottolineo: dovrà) definire le tariffe scontate per l’energia elettrica che le navi in banchina potranno prendere. Contenti? Sperando che adesso non occorrano altri due anni per arrivare davvero alla definizione delle tariffe scontate: facile a dirsi ma non a farsi perché la corrente elettrica non nasce nei “cold ironing” ma viene dalla rete nazionale, ed è difficile credere che l’Enel o chi per essa voglia regalarla o quasi alle navi, visto quello che fa pagare ai poveri cittadini e alle aziende.

C’è anche dell’altro: una grande nave da crociera ha bisogno di energia elettrica quanto una cittadina media: siamo sicuri allora che la rete che porta la suddetta energia dalla centrale di produzione alla banchina sia sufficiente per gli assorbimenti “normali” e in più questi sovraccarichi? Quando ponemmo, mesi fa, lo stesso quesito, un “Solone” pieno di prosopopea interessata mi trattò personalmente da ignorante e cretino: e probabilmente lo sarò anche, ma il quesito circola sui porti e nessun ha ancora risposto in modo esauriente.

Nel frattempo, quegli armatori che cercano di evitare ogni spesa in tempi come questi dove il futuro riserva ogni giorno annunci di cataclismi, si sono in gran parte dotati di potenti batterie che ricaricano in navigazione per essere autonomi in porto: inquinano meno possibile grazie ai “filtri”; adottano o programmano carburanti alternativi con basse emissioni; studiano (se ne parla molto anche se i risultati per ora sono sperimentali) sistemi sussidiari a vela. Insomma, siamo davvero sicuri che riempire i porti di impianti di “cold ironing” sia davvero la soluzione migliore? E per fosse così, siamo sicuri che i tempi in atto siano compatibili con gli esaltanti obiettivi promessi?

(A.F.)

Pubblicato il
28 Gennaio 2026

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