Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti
FAI-CONFTRASPORTO

Uggè accusa: gasolio, il prezzo della pasta non lo fanno i camion

«L’autotrasporto è vittima dei rincari ed è additato come il “mostro”»

Paolo Uggè, presidente di Fai

ROMA.  È chiaro che l’aumento del carburante crea difficoltà al sistema produttivo e ai trasporti. Ma sostenere che questo si traduca automaticamente in forti rincari per i beni di largo consumo è superficiale e sbagliato. Ed è proprio questa narrazione a offrire terreno fertile alla speculazione». Parte da qui Paolo Uggè, presidente di Fai, organizzazione dell’autotrasporto, per prendersela con «ricostruzioni fantasiose sugli aumenti dei beni di prima necessità attribuiti al rincaro del gasolio». A suo giudizio, queste tesi «hanno due motori: ignoranza e cupidigia». Lo sottolinea così: «Gli autotrasportatori non sono il problema, in molti casi sono i primi a pagare il conto».

Il leader storico dell’autotrasporto prende «un esempio che tutti capiscono: un chilo di pasta». Lo fa per dire che «l’aumento del gasolio incide su quel chilo per pochi millesimi». Il motivo è semplice, dice: «Un camion trasporta fino a 28 tonnellate di merce. Anche ipotizzando un aumento del gasolio del 30% (che incide per circa il 25-30% sui costi di trasporto) l’effetto sul prezzo finale resta minimo». Aggiungendo poi: «Dire il contrario significa non conoscere i numeri o voler speculare».

Nell’opinione di Uggè il paradosso è semmai un altro: «Gli autotrasportatori quei costi li pagano davvero, ma spesso non riescono a farseli riconoscere dai committenti. Così chi trasporta le merci subisce l’aumento e allo stesso tempo viene indicato come il responsabile degli aumenti». L’esponente dell’organizzazione di categoria segnala che «il costo medio di trasporto cresce di circa l’8-9%: su un viaggio di 300 chilometri significa 40-50 euro in più e, spalmati sulle tonnellate di merce trasportata, l’impatto sul singolo prodotto diventa quasi impercettibile. Eppure, si continua a costruire il “mostro” di turno: l’autotrasporto».

Da tradurre così: le imprese che «ogni giorno fanno arrivare merci, cibo e beni in tutta Italia (le stesse che durante il Covid venivano chiamate “eroi”…) oggi pagano gli aumenti senza vederseli riconoscere e finiscono sul banco degli imputati». È questa la ragione che ha spinto Fai a chiedere al governo «una cabina di regia per affrontare la situazione». Fra gli interventi da fare, secondo Uggè:

  • agire in sede europea per sospendere i vincoli sugli aiuti di Stato,
  • eliminare norme distorsive come l’Ets,
  • fermare le derive ideologiche del “Green Deal”.
  • aggiornare subito i costi della sicurezza definiti dal ministero dei trasporti
  • rafforzare i controlli contro le pratiche che falsano la concorrenza.
Pubblicato il
9 Marzo 2026

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio