La “santa alleanza” dei porti turistici: insieme creiamo efficienza, qualità e sviluppo
Parte dalla Toscana l’idea di “Marine d’Italia”: molto di più di un marchio

Il porto turistico di Cala de’ Medici a sud di Castiglioncello, nel territorio di Rosignano
ROSIGNANO. Stavolta non è un protocollo d’intesa, e nemmeno il solito organismo di categoria che si mettono insieme per ritagliarsi un po’ d’attenzione nella politicosfera delle istituzioni: le “Marine d’Italia” è anche qualcosa di più di un marchio doc che “vende” il fascino ineguagliabile del Bel Paese. È una “santa alleanza” che nasce da una esigenza salita dal basso e dall’operatività concreta per farsi piattaforma nazionale. Come? Non con le belle dichiarazioni d’intenti ma connettendo in concreti qualcosa che ha già aggregato a livello regionale tante singole realtà dei porti turistici.
Il punto di partenza è la “fotografia” della produzione di yacht sopra i 30 metri: il 52% della produzione mondiale è in mano a cantieri italiani. E, guardando dentro il dato tricolore emerge che il 40% di questo settore è concentrato in Toscana. È come se fra le Apuane e Capalbio fosse concentrato un “campionato” in cui giocano Bayern, Manchester United, Psg, Barcellona e Liverpool: tutti con la maglietta toscana. Possibile non accorgersi che è un “unicum” senza uguali in nessun altro tipo di attività manifatturiera? Possibile non capire che potrebbe essere la strada per evitare di imprigionarsi da soli in un territorio musealizzato e cartolinizzato?
L’incubo all’orizzonte è che accada qualcosa di simile al prodotto auto: la Fiat era un gigante dell’industria europea, adesso ne è il ruotino di scorta. In una dozzina di anni, i cinesi sono passati da zero a rappresentare lo sforzo di penetrazione commerciale più forte in tutta la gamma dei veicoli: basti vedere che in tv la metà degli spot riguarda auto cinesi. Detto fra parentesi: non è forse vero che la massima vetrina internazionale del settore (Icomia) si terrà la prossima volta a Shanghai e che la Cina ha promesso nel frattempo di costruire 400 porti turistici?

La presentazione del “Maruine d’Italia” nel porto di Cala de’ Medici
Come evitare di alzare bandiera bianca anche sul fronte del porto (turistico)? Sulla base del modello vincente di “Marine della Toscana”, già in pista da sette anni, una costellazione di aggregazioni di rango regionale si è messa sotto le insegne di questa denominazione unificante: l’ha fatto con un evento-presentazione nel quartier generale del porto turistico di Marina Cala de’ Medici, appena a sud di Castiglioncello, in territorio di Rosignano. Ai nastri di partenza, al di là della Toscana che fa gli onori di casa, gli esponenti di questa galassia delle tradizioni marinare di Sardegna, Liguria, Sicilia, Veneto e Puglia. L’obiettivo è chiaro: anziché una rappresentatività che nasca da enunciazioni e petizioni di principio, ecco l’intenzione di:
- sviluppare servizi omogenei e di elevata qualità,
- promuovere il sistema della portualità turistica italiana in modo unitario su scala internazionale
- connetterlo al mondo dei grandi yacht.
Lo ripete Matteo Italo Ratti, presidente di “Marine della Toscana” e padrone di casa in qualità di “timoniere” del Cala de’ Medici; lo ribadisce Pietro Angelini, direttore di Navigo, anima tecnica di questa collaborazione reale: «Stiamo parlando di una piattaforma di servizi che opera a supporto degli aggregati regionali, siano essi esistenti o in fase di costituzione, con l’obiettivo di rafforzarne la capacità operativa, commerciale, organizzativa e internazionale».
Il Consorzio Marine della Toscana è stato visto sia a livello governativo che dalle altre regioni come una “buona prassi” alla quale guardare su scala nazionale, spiega Ratti. «Uniti si vince: ecco, la nuova piattaforma “Marine d’Italia” va proprio in questo senso. Dove sta il salto in avanti? Semplicemente nel fatto che, in un mercato sempre più internazionale come quello della portualità turistica, andiamo a presentarci all’estero con “Casa Italia”, dando anche una risposta concreta dell’Italia alla Comunità Europea».

Matteo Italo Ratti, presidente di “Marine della Toscana” e amministratore delegato del poryo turistico rosignanese di Cala de’ Medici
La “bussola” per il fronte aggregato delle marine made in Italy? Proporsi come «strumento abilitante per:
- integrare sistemi di prenotazione e servizi tra le diverse realtà regionali,
- potenziare l’organizzazione di eventi condivisi,
- sviluppare iniziative comuni di promozione,
- attivare acquisti aggregati e ottimizzazione dei costi,
- favorire standard operativi coerenti tra reti territoriali».
Come dire: «La piattaforma non sostituisce le identità locali né centralizza le decisioni, ma mette a disposizione strumenti comuni per rafforzare ciò che esiste e accompagnare la nascita di nuovi aggregati regionali» (cit. Ratti).
Prendiamo l’esempio con le pinze, ma non dev’essere un caso se è Airbnb la cosa che salta fuori come “ingranaggio” dal quale prendere ispirazione: non in sé ovviamente ma per reclamare una differenza rispetto alle modalità consuete. Si pensi anche al fatto che, nel corso della presentazione, Marianna De Caro ha messo in vetrina la piattaforma online “Ormeggiando.it” come portale facilmente navigabile per offrire all’istante soluzioni per l’ormeggio anche contando sull’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza di scelta. Però non è solo una sorta di Booking.com che nasce dalle infrastrutture: è parecchio di più, soprattutto come cambiamento di prospettiva.
In effetti, anche l’idea del portale ha bisogni di una postilla: è uno degli strumenti, ma quel che c’è dietro è una attitudine d’insieme che punta a presentarsi alla clientela internazionale con un volto unico. Una volta richiamata l’attenzione sui porti del Bel Paese, sarà la competizione sulla qualità dei servizi e sulla bellezza dei luoghi a fare la differenza. Ma dopo. Il termine giusto lo tira fuori Andrew Agius Muscat, che a Malta è il numero uno della Mediterranean Tourism Foundation e dell’organizzazione di categoria degli operatori del turismo: la chiama “co-petizione”, un mix di collaborazione e di competitività. Non va sottovalutato il fatto che alla presentazione fossero presenti, nell’arcipelago di addetti ai lavori, anche figure di riferimento come Matteo Molinas (Porto Rotondo), Alberto Sonino (Venezia Certosa Marina), Giorgio Casareto (Portosole Sanremo) e Andrea Barbagelata (Marina Porto Antico) o anche Gianluca Sabato, esponente di un porto turistico che verrà, quello in costruzione nel Porto Mediceo a Livorno sotto le insegne di D-Marin.
Sulla stessa lunghezza d’onda, ad esempio, la suggestione che arriva da Barbagelata: i porti turistici della Scozia si sono presentati facendo fronte comune fra le realtà dei marina e le società di charter, e fin qui è comprensibile, ma «in tandem con le aziende di whisky. «Non hanno da mettere in vetrina il solleone e le spiagge, dunque valorizzano giustamente quel che hanno: noi che abbiamo il fascino mediterraneo di coste e sole, perché non prenderne comunque esempio?».
Non è tutto. Prendiamo il fatto che, come detto, in Toscana si concentra il “cuore” del meglio della produzione mondiale di yacht sopra i 30 metri. Grande risultato del quale, detto per inciso (ed è un problema…), neanche noi toscani siamo consapevoli davvero. Però c’è un “però”, e il motivo lo spiega Pietro Angelini puntando l’ “occhio di bue” dei riflettori di scena sul fatto che spesso le infrastrutture «non crescono con la stessa velocità». È dunque qui che vuol giocarsi la partita l’aggregazione di “Marine d’Italia”: lavorando in modo unitario «su efficientamento dei servizi, condivisione delle nuove pratiche, formazione professionale e rafforzamento del marchio Italia su scala mondiale».

Il porto turistico di Cala de’ Medici
Vorrà pur dire qualcosa se il “calcio d’inizio” delle “Marine della Toscana” sta dentro un cartellone più ampio: quello dell’evento internazionale della “Tuscany Yachting Week” che sembra rappresentare una svolta nell’acquisizione della consapevolezza che se l’Emilia ha Maranello e la Motor Valley per il motorismo di altissimo livello, la Toscana può ben avere la Yachting Valley (anzi Coast, visto il genere di prodotto).
Dice qualcosa anche una certa attitudine a dirsi le cose in faccia, com’è capitato con il sindaco rosignanese Claudio Marabotti, una svolta politica nella tradizione delle amministrazioni del municipio dove sorge il Cala de’ Medici: «Se fossi stato sindaco quando avete realizzato qui il porto vi avrei detto no». Ma c’è e invece che mettersi a piantarsi i bastoni fra le ruote, bisogna usare il principio di realtà e «farlo funzionare al meglio: io ci sto, parliamone a viso aperto».
Nel frattempo, il calendario della “Tuscan Yachting Week” mette in agenda oggi mercoledì 11 marzo il via a uno degli eventi-clou: “Yare” sta in sigla per “Yachting Aftersales & Refit Experience” e tiene banco nella zona di Viareggio fino al 13 marzo con il rango di una fra le iniziative internazionale di riferimento nel campo del “refit” e dei servizi dedicati ai superyacht. Anche qui con un meccanismo un po’ fuori dal comune: né stand né padiglioni, meglio il dialogo diretto e meeting specifici dedicati a profili ben precisi. Domani il debutto a Carrara per “Seatechnology”, appuntamento-chiave in area mediterranea sotto il profilo dell’innovazione dell’industria dello yachting con una agenda dedicata a «Un mare di startup».
Mauro Zucchelli











